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Rassegna sulla giurisprudenza

Rassegna di giurisprudenza amministrativa e costituzionale: scia, conferenza di servizi, autotutela e silenzio assenso.

 

INDICE

 

SCIA

Consiglio di Stato – Commissione speciale – 30 marzo 2016 parere n.839/ 2016 sullo schema di decreto SCIA (cd. S.c.i.a.1)

Consiglio di Stato – Commissione speciale – 4 agosto 2016, n.1784/ 2016- parere sullo schema di regolamento in tema di individuazione dei procedimenti oggetto di autorizzazione, SCIA, silenzio assenso e comunicazione.

Richiesta del terzo controinteressato

Termine poteri inibitori

Principio del tempus regit actum

Liberalizzazione attività economiche

SCIA edilizia – normativa regionale- governo del territorio

Interdittiva antimafia

 

Conferenza di servizi

Consiglio di Stato – Commissione speciale – 7 aprile 2016 parere n. 890/2016 Schema di decreto legislativo recante norme per il riordino della disciplina in materia di conferenza dei servizi in attuazione dell’articolo 2 della legge 7 agosto 2015, n.124

Autotutela in conferenza di servizi – art. 14-quater, comma 2, - contrarius actus, deve pervenire all’esito

Dissenso - Superamento in sede di Consiglio dei Ministri

Silenzio assenso

Termini procedimentali

Posizioni prevalenti

 

Autotutela

Consiglio di Stato – Commissione speciale – 7 aprile 2016 parere n. 890/ 2016 -Autotutela in conferenza di servizi

Condanna della P.A. all’esercizio del potere di autotutela – natura giuridica - autotutela sui generis

Annullamento d’ufficio – termini – principio del legittimo affidamento - termini – derogabilità

Concessione edilizia in sanatoria – annullamento d’ufficio – disposto a distanza di anni dal rilascio della sanatoria – motivazione in ordine all’interesse pubblico comparato con quello del privato – necessità – limiti.

Atto amministrativo – Annullamento- Legge Madia  

Annullamento -  Autotutela -  atto endoprocedimentale - Esclusione

 

Silenzio assenso

Consiglio di Stato - Commissione Speciale - 23 giugno 2016 parere n.1640 / 2016 sul silenzio-assenso tra amministrazioni pubbliche art.17 bis, l.7 agosto 1990, n.241, introdotto dall’art. 3, l.7 agosto 2015, n.124

Consiglio di Stato – Commissione speciale – 4 agosto 2016, n.1784/ 2016- parere sullo schema di regolamento in tema di individuazione dei procedimenti oggetto di autorizzazione, SCIA, silenzio assenso e comunicazione.

Art. 17-bis L. 241/1990 – silenzio assenso tra amministrazioni pubbliche e tra amministrazioni pubbliche e gestori di beni o servizi pubblici - ambito di applicazione

 

 

 

GIURISPRUDENZA SCIA

Ordine cronologico

 

Consiglio di Stato – Commissione speciale – 30 marzo 2016 parere n.839/ 2016 sullo schema di decreto SCIA (cd. S.c.i.a.1)

Consiglio di Stato – Commissione speciale – 4 agosto 2016, n.1784/ 2016- parere sullo schema di regolamento in tema di individuazione dei procedimenti oggetto di autorizzazione, SCIA, silenzio assenso e comunicazione.

Ordine cronologico

Tar Toscana - sez. III -  ord. 11 maggio 2017, n.667, Sito istituzionale della Giustizia amministrativa 2017

SCIA-Verifica- Richiesta del terzo art 19, comma 6-ter, l.n.241 del 1990-Mancata previsione di un termine-Violazione artt.3,11.97,117, comma 1 Cost.

Il Tar ha sollevato la questione di legittimità costituzionale dell’art. 19, comma 6 ter , l.7 agosto 1990 n.241, nella parte in cui, disponendo che la tutela del terzi a fronte della Scia da altri presentata sia realizzabile esclusivamente attraverso lo strumento del silenzio-rifiuto di cui all’art.31 c.p.a., rispetto alla mancata risposta dell’amministrazione alla sollecitazione delle verifiche amministrative avanzata dal terzo medesimo, omette tuttavia di fissare il termine entro il quale il terzo può avanzare l’istanza di sollecitazione.

La norma censurata finisce per ammettere una sollecitazione del potere di verifica della Scia da parte del terzo sine die. In tal modo essa si espone però a consistenti dubbi di legittimità costituzionale per violazione dell’affidamento del segnalante, che a distanza anche di anni può veder messa in discussione la legittimità dell’intrapresa attività, per violazione del buon andamento della P.A., che è costretta a riaprire a distanza di tempo il procedimento di verifica suddetto, nonché per violazione del principio di ragionevolezza e tutela dei livelli essenziali delle prestazioni, di cui all’art.117,comma 2,lett.m) Cost.

Si evidenzia che il disposto dell’art.19 comma 6 ter consente al terzo di stimolare l’esercizio del potere inibitorio puro e non dell’autotutela dell’Ente pubblico. La mancata fissazione di un termine entro il quale il quale debba sollecitare le verifiche spettanti all’amministrazione si pone in contrasto con una serie di parametri costituzionali.

Si evidenzia che l’esclusione dal novero dei livelli essenziali del termine per l’esercizio del potere sollecitatoriodi cui all’art. 19 comma 6 ter rischia di pregiudicare l’esigenza di uniformità normativa che caratterizza l’istituto della SCIA nel suo complesso. Invero, tale opzione legislativa, data la peculiare natura della riserva posta dall’art.117, comma 2 lett. m) Cost. (la quale consente l’intervento regionale sugli aspetti di dettaglio del regime dei livelli essenziali cfr. Corte Cost. n. 297 del 2012) apre la strada a discipline territoriali eterogene del suddetto termine con conseguente disomogeneità degli standards di tutela a livello nazionale”.

La decisione è stata commentata da Berti Suman “Scia e tutela del terzo. Le questioni aperte dopo la riforma Madia ed i decreti attuativi Scia1 e Scia2”   Sito Giustizia amministrativa 2017.

 

Corte Costituzionale, sentenza n.232 del 2017 in Consulta OnLine

Giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 3, comma 2, lett.f), 11,comma 4, 14 e 16 della legge della Regione siciliana 10 agosto 2016 n. 16 (Recepimento del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia approvato con decreto del presidente della repubblica 6 giugno 2001, n.380).In particolare:

l’art. 3 comma 2, lett. f) è stato impugnato nella parte in cui consente di realizzare, senza alcun titolo abilitativo, gli impianti di energia da fonti rinnovabili e in tal modo li sottrae alla verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto Ambientale (VIA) prescritta dalla normativa statale in materia di “tutela dell’ambiente”.

 L’art.11, comma 4 è stato impugnato nella parte in cui consente di avviare  interventi edilizi, ricadenti nei siti di “Natura 2000” e nei parchi, decorsi semplicemente trenta giorni dalla presentazione della segnalazione certificata di inizio attività (SCIA), senza una preventiva valutazione delle possibili incidenze significative dei detti interventi sul sito stesso.

L’art. 14 “Recepimento con modifiche dell’articolo 36 “Accertamento di conformità” del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n.380” e cioè quello strumento attraverso cui si consente la sanatoria di manufatti o opere, realizzati in assenza di titolo edilizio.

L’art. 16, comma 1 nella parte in cui consente l’inizio dei lavori nelle località sismiche, senza la necessità della previa autorizzazione scritta.

Per la decisione nel merito delle diverse questioni si rinvia al testo della sentenza della Corte costituzionale

 

Consiglio di Stato – Sez. III –  ordinanza 9 giugno 2017 n.2380

Edilizia e urbanistica- Segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) – Interdittiva antimafia – effetto inibitorio

E’ consolidato il principio onde l’interdittiva antimafia esplica effetto inibitorio anche sulle attività private soggette a regimi autorizzatori o a controlli dell’Amministrazione (SCIA).

Respinge appello avverso ordinanza del Tar Calabria, sede di Catanzaro, sez. I, n.113 del 2017 conla quale venivarespinta la domanda cautelare relativa al ricorso per l’annullamento dell’ordinanza del dirigente di divieto di proseguire l’attività di noleggio autobus con conducente con revoca dell’efficacia della SCIA commerciale dello sportello unico per le attività produttive del Comune di Parghelia 

 

Consiglio di Stato - sez. IV – 14 febbraio 2017 n. 625

Segnalazione del terzo – art.19 comma 6 ter l. n. 241 del 1990

In tema di SCIA edilizia, la segnalazione del terzo ex art. 19 comma 6 ter della L. n. 241 del 1990, deve contenere elementi minimali di identificazione e qualificazione dell’attività della quale si chiede la verifica, in assenza dei quali l’amministrazione non soltanto non è obbligata, ma non dispone neppure degli elementi conoscitivi essenziali per svolgere le proprie verifiche ed emanare un provvedimento.

 

Consiglio di Stato - sez.VI - 3 novembre 2016, n. 4610 - Il Foro Amministrativo n.11 del 2016

Procedimento amministrativo - Attività intrapresa su denuncia - Obblighi e provvedimenti della P.A. - Terzo controinteressato - Azioni esperibili – Condanna della P.A. all’esercizio del potere di autotutela – Natura giuridica – Autotutela sui generis- Ragioni

La questione attiene alla natura dei poteri che l’amministrazione può esercitare a seguito di una azione proposta da un terzo leso da una attività posta in essere da altro privato a seguito di segnalazione certificata di inizio attività.

Si ritiene che il terzo possa chiedere la condanna dell’amministrazione all’esercizio di poteri che devono avere i requisiti che giustificano l’autotutela amministrativa. Se il terzo potesse sollecitare poteri inibitori senza limiti temporali e di valutazione dell’incidenza sulle posizioni del privato che è ricorso alla SCIA verrebbero frustrate le ragioni della liberalizzazione in quanto l’interessato, anche molto tempo dopo lo spirare dei trenta (o sessanta) giorni previsti dalla legge per l’esercizio dei poteri in esame, potrebbe essere destinatario di atti amministrativi inibitori dell’intervento posto in essere.

La qualificazione del potere come potere di autotutela costituisce invece da un lato, maggiore garanzia per il privato che ha presentato la SCIA, in quanto l’amministrazione deve tener conto dei presupposti che legittimano l’esercizio dei poteri di autotutela e, in particolare, dell’affidamento ingenerato nel destinatario dell’azione amministrativa, dall’altro non vanifica le esigenze di tutela giurisdizionale del terzo  che può comunque far valere, pur con queste diverse modalità, le proprie pretese.

Corte Costituzionale sentenza n. 282 del 21 dicembre 2016 –

Urbanistica ed edilizia – Categorie di interventi edilizi e regime dei titoli abilitativi – Principi fondamentali della materia “governo del territorio” vincolanti per la legislazione regionale di dettaglio - Potere delle regioni di estendere l’edilizia libera a “interventi edilizi ulteriori” - Significato e limiti. Legge della Regione Marche 20 aprile 2015 n. 17 Riordino e semplificazione della normativa regionale in materia di edilizia “ Interventi  di “ristrutturazione edilizia” e di “demolizione parziale e integrale di manufatti edilizi”- assoggettamento a segnalazione certificato di inizio attività (scia) anziché a premesso di costruire.

Secondo la giurisprudenza costituzionale la definizione delle categorie di interventi edilizi a cui si collega il regime dei titoli abilitativi costituisce principio fondamentale della materia concorrente “governo del territorio”, vincolando così la legislazione regionale di dettaglio. (Precedenti citati: sentenze n 259 del 2014, n. 171 del 2012, n. 309 del 2011, n. 303 del2003).

Il potere di estendere la disciplina dell’edilizia libera a interventi edilizi ulteriori” nonché di disciplinare le modalità di effettuazione dei controlli” – assegnato alle Regioni a statuto ordinario dall’art. 6 comma 6, lett. a9 e b) del TUE – non permette al legislatore regionale di sovvertire le “definizioni” di “nuova costruzione” recate dall’ art. 3 del TUE né rende cedevole l’intera disciplina statale dei titoli edilizi spogliando il legislatore dei principi del compito suo proprio.”

 

 

TAR Campania - Sez. IV - 5 aprile 2016, n.1658 - Il Foro Amministrativo 2016.

Scia - Procedimento amministrativo- Attività privata intrapresa su denuncia – Potere dell’Amministrazione di inibire motivatamente l’attività e rimuovere gli effetti dannosi – In caso di accertata carenza dei requisiti e presupposti di cui al comma 1 dell’art. 19, l.n.241 del 1990 – Permanenza anche con la nuova formulazione dell’art.19 comma 3, medesima l.n.241 del 1990 – fissazione di un termine per l’esercizio di poteri inibitori per effetto della modifica ad opera della legge Madia dell’art.21 nonies, l. n.241 del 1990.

La nuova formulazione dell’art. 19, comma 3, L.n.241 del 1990, conferma il potere dell’amministrazione di inibire motivatamente l’attività intrapresa dal privato e rimuovere gli effetti dannosi in caso di accertata carenza dei requisiti e dei presupposti di cui al comma 1 del medesimo articolo entro il termine di sessanta giorni (trenta in materia edilizia).

Cambia tuttavia il ruolo del privato nel conformare l’attività intrapresa alla normativa vigente posto che, con la nuova formulazione, l’Amministrazione non si limita a stabilire il termine per l’adeguamento del privato trasgressore ma stabilisce essa stessa se sia possibile conformare l’attività e i suoi effetti alla normativa vigente e con atto motivato invita il privato a provvedere, disponendo la sospensione dell’attività e la fissazione di un termine non inferiore a trenta giorni per l’adozione di queste ultime. A tale termine viene attribuito il crisma della perentorietà, in quanto in difetto dell’adozione delle misure stabilite, decorso il suddetto termine, l’attività si intende vietata.

Nonostante le modifiche apportate dalla legge Madia all’art. 21 nonies, l.n.241 del 1990, che fissa un termine per l’esercizio di poteri inibitori, comunque non superiore a diciotto mesi dal momento dell’adozione dei provvedimenti di autorizzazione o di attribuzione di vantaggi economici, ciò non significa che detto termine sia necessariamente un termine legittimante l’inibitoria sempre e comunque, perché è un termine massimo e non è venuto meno  il riferimento alla ragionevolezza del medesimo, sicché esso non potrà prescindere dal caso concreto, dalla tipologia di Scia e dalle regioni che conducono la P.A. all’esercizio dei poteri inibitori.

Consiglio di Stato - sez. V - 13 febbraio 2017 n. 603 -Il Foro Amm. n.2 del 2017.

Attività economica – processo interno di liberalizzazione – limiti al suo esercizio nell’interesse generale – necessità - bilanciamento fra pubblico e privato – legittimità – limiti – divieto assoluto di rilascio di nuove licenze per la somministrazione al pubblico di alimenti e bevande in un determinato rione – legittimità.

Il processo interno alla liberalizzazione delle attività economiche, perseguito mediante puntuali disposizioni di legge  ( d.lgs n. 59 del 2010 di recepimento della cd Direttiva Bolkestein) sebbene muova nella direzione di un più ampio riconoscimento del diritto di iniziativa economica e della contestuale riduzione dei possibili limiti al suo esercizio, nondimeno legittima tuttora la previsione di limiti in funzione del perseguimento di ulteriori finalità di interesse generale (caratteristiche territoriali e paesaggistico-ambientali) imponendo che le contrapposte esigenze siano bilanciate secondo limiti della proporzionalità, della ragionevolezza e del minimo mezzo.

Corte Costituzionale, sentenza 9 marzo 2016, n. 49 in Consulta online

S.C.I.A. edilizia – ius superveniens

Come la Corte ha già avuto modo di affermare (sentenza n.151 del 2014), lo ius superveniensnon può venire in evidenza nel giudizio di costituzionalità sollevato dai giudici amministrativi poichè, secondo il principio tempus regit actum, la valutazione della legittimità del provvedimento impugnato va condotta con riguardo alla situazione di fatto e di diritto esistente al momento della sua adozione. Alla stregua dello stesso principio non assumono rilievo le modifiche che la legge 7 agosto 2015, n.124 (Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche), intervenuta successivamente all’ordinanza di rimessione, ha apportato all’art.19 della legge 7 agosto 1990, n. 241 la cui disciplina, nella parte in cui regola l’esercizio dei poteri di conformazione dell’attività del privato, di autotutela e di intervento dell’Amministrazione, in presenza di segnalazione certificata di inizio attività (SCIA), è invocata dal ricorrente come principio fondamentale della materia “governo del territorio”.

La sentenza è commentata da A.Simonati La disciplina della S.C.I.A. edilizia fra principi del governo del territorio e semplificazione amministrativa .

 

Consiglio di Stato, sez. IV, 13 aprile 2016 n. 1450.

Principio del tempus regit actum

La corretta applicazione del principio, per giurisprudenza costante, comporta che la pubblica amministrazione deve considerare anche le modifiche normative intervenute durante il procedimento, non potendo considerare l’assetto normativo cristallizzato in via definitiva alla data dell’atto che vi ha dato avvio.

La legittimità del provvedimento adottato al termine di un procedimento avviato ad istanza di parte deve, pertanto, essere valutata con riferimento alla disciplina vigente al tempo in cui è stato adottato il provvedimento finale e non al tempo della presentazione della domanda da parte del privato, dovendo ogni atto del procedimento amministrativo essere regolato dalla legge del tempo in cui è emanato in dipendenza della circostanza che lo jus superveniens reca sempre una diversa valutazione degli interessi pubblici (cfr. Cons stato, sez IV, 14 gennaio 2016, n.83)

A tale regola non può farsi eccezione neanche per l’ipotesi in cui in cui lo jus superveniens sia intervenuto dopo il completamento dell’intera istruttoria procedimentale e, tuttavia, prima dell’adozione del provvedimento finale. Sono fatti salvi gli atti endoprocedimentali già conclusi che, in virtù del principio del tempus regit actum trovano disciplina nelle disposizioni di legge o di regolamento vigenti alla data in cui ha luogo ciascuna sequenza procedimentale. Consiglio di Stato sentenza n. 34 del 2012. Sul principio generale del tempus regit actum cfr.Consiglio di Stato, sentenza n. 5854 del 2011


 

GIURISPRUDENZA CONFERENZA DEI SERVIZI

 

Consiglio di Stato – Commissione speciale – 7 aprile 2016 parere n.890 del 2016 www.giustizia-amministrativa.it

Schema di decreto legislativo recante norme per il riordino della disciplina in materia di conferenza dei servizi in attuazione dell’articolo 2 della legge 7 agosto 2015, n.124 recante Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche

Autotutela in conferenza di servizi: “Per quanto riguarda l’articolo 14-quater, comma 2, si suggerisce di precisare che l’adozione del provvedimento di autotutela con cui si travolgono gli effetti della determinazione motivata di conclusione, in quanto contrarius actus, deve pervenire all’esito di un procedimento in conferenza di servizi strutturato in modo simmetrico rispetto a quello che ha condotto all’adozione del provvedimento annullato o revocato. E infatti, laddove si propendesse per la soluzione opposta (nel senso che il potere di autotutela possa essere esercitato anche dalla sola amministrazione procedente) si consentirebbe ad uno solo dei soggetti coinvolti nella vicenda di comportarsi quale sostanziale dominus della conferenza e dei relativi effetti 8e questo rischio sarebbe particolarmente evidente nel caso di revoca per le ipotesi di “nuova valutazione dell’interesse pubblico originario”.

Ordine cronologico

Consiglio di Stato – sez. IV – 27 marzo 2017 n.1392 - Il Foro amministrativo n. 3/2017

Ambiente – Impatto ambientale -Valutazione – Natura giuridica –Procedimento amministrativo – Conferenza di servizidissenso- superamento in sede di Consiglio dei Ministri – Motivazione - criterio di sufficienza.

Il giudizio di compatibilità ambientale, pur reso sulla base di oggettivi criteri di misurazione pienamente esposti al sindacato del giudice, è attraversato da profili particolarmente intensi di discrezionalità amministrativa sul piano dell’apprezzamento degli interessi pubblici in rilievo e della loro ponderazione rispetto all’interesse all’esecuzione dell’opera; apprezzamento che è sindacabile dal giudice amministrativo, nella pienezza della cognizione del fatto, soltanto in ipotesi di manifesta illogicità o travisamento dei fatti, nel caso in cui l’istruttoria sia mancato sia stata svolta in modo inadeguato e risulti perciò evidente lo sconfinamento del potere discrezionale riconosciuto all’amministrazione.

Il cd. “principio di precauzione” di derivazione comunitaria, impone che sussistono incertezze riguardo all’esistenza o alla portata di rischi per la salute delle persone, possono essere adottate misure di protezione senza dover attendere che siano pienamente dimostrate l’effettiva esistenza e la gravità di tali rischi.

La sede del Consiglio dei Ministri, destinata al superamento dei dissensi insorti in conferenza di servizi ed al raggiungimento delle intese, non può che rifarsi (ove si constati il permanere di un dissenso) alle valutazioni tecniche in precedenza emerse (salve ipotesi derivanti dalla emergenza di un fatto/dato nuovo e prima non preso in esame o di radicale carenza istruttoria), senza per questo doversi pretendere la reiterazione di argomentazioni già esplorate, ben potendo la motivazione essere espressa per relationem.

TAR Sardegna - Sez. II - 23 febbraio 2017, n. 133 – Il Foro amministrativo 2017.

Procedimento amministrativo – conferenza di servizi – operatività disciplina ordinaria termini procedimentali dei singoli sub procedimenti

Bellezze naturali (tutela delle) – Vincoli paesaggistici e ambientali – diniego nulla-osta motivato con riferimento all’applicazione nell’area delle norme vincolistiche di cui agli artt. 19 e 20 del P.P.R. sardo – sufficienza.

La mancata osservanza, da parte della Soprintendenza, del termine previsto ex lege per il rilascio del parere di compatibilità paesaggistica non determina l’illegittimità del parere reso oltre tale termine ma semplicemente la perdita, da parte di quest’ultimo, del carattere vincolante impressogli dalla legge  perché  esso, pur collocandosi al di fuori del quadro normativo, costituisce pur sempre un elemento del procedimento che l’Amministrazione deve valutare, potendosene solo motivatamente discostare in sede di adozione del provvedimento definitivo.

Allorché l’attività procedimentale si svolga nel rispetto delle regole di semplificazione previste per la conferenza di servizi resta irrilevante la disciplina ordinaria dei termini procedimentali dei singoli subprocedimenti che, in tal caso, non trovano applicazione restando altrimenti vanificata la finalità di accelerazione dell’attività amministrativa propria di tale modalità di svolgimento dell’azione pubblica.

 

TAR Abruzzo l’Aquila - sez. I 6 febbraio 2017 n.55 – Il Foro amministrativo 2017

Procedimento amministrativo - conferenza di servizi - amministrazioni partecipanti - dissenso congruamente motivato - necessità - anche con riferimento alla conferenza di servizi per il rilascio dell’autorizzazione unica per la realizzazione di impianti di produzione di energia elettrica.

L’art. 14 quater della legge n.241 del 1990, in base al quale il dissenso in sede di conferenza va congruamente motivato e deve riguardare l’oggetto della conferenza e non questioni connesse, oltre a dover essere un dissenso costruttivo (con indicazione delle modifiche progettuali), trova applicazione anche con riferimento alla conferenza di servizi ex art. 12 del d.lg. n. 387 del 2003 Attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità.  

TAR   Sardegna, Cagliari – sez. I,14 novembre 2016 n.896 –Il Foro Amministrativo n.11/2016

Conferenza di servizi – assenso implicito

Il perfezionamento del meccanismo di “assenso implicito”, previsto per garantire la massima concentrazione procedimentale nell’ambito della conferenza di servizi, è subordinato al fatto che vi sia stata una regolare e tempestiva convocazione delle amministrazioni poi risultate assenti.

 

Consiglio di Stato – sezione quinta -sentenza 27 agosto 2014 n. 4374 Sito istituzionale della giustizia amministrativa

Conferenza di servizi - posizioni prevalenti   Conferenza di servizi e potere di autotutela

“L’amministrazione procedente, chiamata ad adottare il provvedimento finale, deve tener conto delle posizioni prevalenti espresse in seno alla conferenza, ma non essendo in presenza di un organo collegiale, bensì di un modulo procedimentale, ciò non significa che deve attuare la volontà della maggioranza delle amministrazioni, quanto piuttosto che deve esercitare un potere discrezionale bilanciando le ragioni manifestate in seno alla conferenza, verificando in che termini si delinei la prevalenza del soddisfacimento degli interessi in gioco. Pertanto, come già evidenziato in precedenza, il ruolo assunto dall’amministrazione procedente non è meramente notarile, ma di sintesi delle ragioni emerse, dovendone ponderare l’effettiva rilevanza per come sono state in concreto prospettate, al fine di esprimere un giudizio di prevalenza”.

Le regole sull’autotutela “si innestano nel caso della conferenza di servizi su di una decisione cd. pluristrutturata, che per la sua natura necessariamente contamina la disciplina giuridica del potere di autotutela, ispirata al principio del cd.contarius actus (cfr. Cons. St., Sez. V, 18 dicembre 2012, n. 6505). Pertanto, le amministrazioni che hanno adottato atti endoprocedimentali in seno alla conferenza non possono operare in autotutela per far venir meno l’assenso espresso, in quanto la conferenza di servizi rappresenta un modulo procedimentale che conduce all’adozione di un provvedimento che assorbe gli atti riconducibili alle amministrazioni che hanno partecipato alla conferenza o che, regolarmente invitate, avrebbero dovuto prendervi parte”.

Nella decisione si precisa, inoltre, che i pareri espressi in seno alla conferenza di servizi non hanno “autonoma valenza esoprocedimentale e, pertanto, non sono immediatamente e autonomamente lesivi della sfera giuridica degli amministrati, cosicchè le doglianze non possono che essere portate contro l’atto conclusivo della conferenza di servizi attivata in sede di autoutela

 

 

 

GIURISPRUDENZA AUTOTUTELA

 

Consiglio di Stato – Commissione speciale – 7 aprile 2016 parere n. 890/ 2016 in  www.giustizia-amministrativa.it

Autotutela in conferenza di servizi

“Per quanto riguarda l’articolo 14-quater, comma 2, si suggerisce di precisare che l’adozione del provvedimento di autotutela con cui si travolgono gli effetti della determinazione motivata di conclusione, in quanto contrarius actus, deve pervenire all’esito di un procedimento in conferenza di servizi strutturato in modo simmetrico rispetto a quello che ha condotto all’adozione del provvedimento annullato o revocato. E infatti, laddove si propendesse per la soluzione opposta (nel senso che il potere di autotutela possa essere esercitato anche dalla sola amministrazione procedente) si consentirebbe ad uno solo dei soggetti coinvolti nella vicenda di comportarsi quale sostanziale dominus della conferenza e dei relativi effetti 8e questo rischio sarebbe particolarmente evidente nel caso di revoca per le ipotesi di “nuova valutazione dell’interesse pubblico originario”. 

Ordine cronologico

 

Consiglio di Stato – adunanza Plenaria 17 ottobre 2017, n. 8 - Pres. Pajno in  www.giustizia-amministrativa.it  

Edilizia – concessione edilizia in sanatoria – annullamento d’ufficio – disposto a distanza di anni dal rilascio della sanatoria – motivazione in ordine all’interesse pubblico comparato con quello del privato – necessità – limiti.

Nella vigenza dell’art. 21 – nonies della l. 241 del 1990 l’annullamento d’ufficio di un titolo edilizio in sanatoria, intervenuto ad una distanza temporale considerevole dal provvedimento annullato, deve essere motivato in relazione alla sussistenza di un interesse pubblico concreto ed attuale all’adozione dell’atto di ritiro anche tenuto conto degli interessi dei privati destinatari del provvedimento sfavorevole. In tale ipotesi deve ritenersi che il mero decorso del tempo, di per sé solo, non consumi il potere di adozione dell’annullamento d’ufficio e che, in ogni caso, il termine ragionevole per la sua adozione decorra soltanto dal momento della scoperta da parte dell’amministrazione, dei fatti e delle circostanze posti a fondamento dell’atto di ritiro”.

 

Tar Catania, sez. II, 21 giugno 2017, n.1497 in il Foro Amministrativo n.6 del 2017

Atto amministrativo – annullamento – autotutela – Legge Madia – E’indice ermeneutico di valutazione della legittimità dell’annullamento in autotutela adottato prima della entrata in vigore della modifica normativa.

“Se è vero che la novità introdotta dalla l. 7 agosto 2015, n.124 (cd.”legge Madia”), che ha quantificato in quella massima di diciotto mesi la durata del termine entro cui possono essere annullati gli atti autorizzatori, non è applicabile ratione temporis al provvedimento controverso siccome adottato

prima dell’entrata in vigore della predetta modifica normativa, è anche vero che quest’ultima non può non valere come prezioso e ineludibile indice ermeneutico ai fini dell’osservanza della regola di condotta in questione.

Con la precisazione esatta del termine massimo di consumazione del potere di autotutela decisoria, il legislatore ha, infatti, inteso accordare una tutela più pregnante all’interesse dei destinatari di atti ampliativi alla stabilità e alla certezza delle situazioni giuridiche da essi prodotte, costruendo un regime che garantisca la loro intangibilità una volta decorso inutilmente il periodo di operatività del potere di annullamento d’ufficio dei relativi titoli “ampliativi”

(che diventano, così, non più rimuovibili dall’amministrazione, anche quando illegittimamente adottati). La nozione indeterminata di termine ragionevole, ai fini dello scrutinio della sua corretta interpretazione (ed applicazione) da parte dell’amministrazione, deve essere, quindi, compiuta con particolare rigore quando il potere di autotutela viene esercitato su atti attributivi di utilità giuridiche ed economiche”.

 

TAR Lazio – Sez. II bis -7 marzo 2017 n.3215 in Il Foro Amministrativo n.3 del 2017

Atto amministrativo – annullamento – autotutelatermine massimo previsto dall’art. 21 noniesL.n.241 del 1990 – derogabilità – nelle ipotesi di conseguimento dei provvedimenti amministrativi ampliativi sulla base di “false rappresentazioni dei fatti o di dichiarazioni sostitutive di certificazioni e dell’atto di notorietà false e mendaci”.

L’art. 21 nonies, l.n.241 del 1990 ha introdotto un preciso e ben individuato termine definibile “perentorio” per l’esercizio del potere di autotutela, ossia un termine massimo per il legittimo esercizio del potere in questione, pari a 18 mese, a cui non può necessariamente non riconnettersi l’annullamento in sede giurisdizionale per l’ipotesi di mancato rispetto di esso.

Essendo l’esigenza sottesa all’introduzione della prescrizione de qua quella di tutelare l’affidamento ingenerato nei destinatari degli atti ampliativi, l’ammissione dell’esercizio di tale potere esclusivamente entro il termine di 18 mesi in termini netti e assoluti non potrebbe non rivelarsi incostituzionale per contrasto, tra gli altri, con l’art.97 Cost., in ragione della inequivoca necessità di tenere conto anche dei casi connotati da specifiche peculiarità, atte a sminuire o annientare l’esigenza di cui sopra. Proprio dall’indefettibile necessità di non trascurare l’esistenza di tali casi si spiega o meglio è ragionevolmente riconducibile l’introduzione da parte del legislatore del comma 2 bis dell’art. 21 nonies, prescrivente un’eccezione all’esercizio del potere di autotutela entro il termine dei 18 mesi per il caso in cui i provvedimenti siano stati conseguiti sulla base di 2false rappresentazioni dei fatti o di dichiarazioni sostitutive di certificazioni e dell’atto di notorietà false e mendaci.

Nell’ipotesi connotata dal mero riscontro di una falsa rappresentazione dei fatti da parte della ricorrente, l’Amministrazione ben può esercitare il potere di autotutela alla stessa conferito dall’art. 21 nonies, l. n. 241 del 1990, pur in carenza dell’emissione di una “sentenza passata in giudicato”.

 

TAR Molise 29 settembre 2017, n. 327- www.giustizia-amministrativa.it

Revoca – interesse pubblico – art. 21 quinqiues, l. n. 241 del 1990 – individuazione – fattispecie in tema di realizzazione di un progetto di pubblica utilità.

Il Tar ha chiarito che l’art. 21 quinquies ha accolto una nozione ampia di revoca, prevedendo tra presupposti alternativi che ne legittimano l’adozione. a) per sopravvenuti motivi di pubblico interesse; b) per mutamento della situazione di fatto; c) per nuova valutazione dell’interesse pubblico originario.

La revoca di provvedimenti amministrativi è, quindi, possibile non solo in base a sopravvenienze, ma anche per una nuova valutazione dell’interesse pubblico originario. (c.d. jus poenitendi)

 

Consiglio di Stato – Sez.VI – 25 gennaio 2017 n. 341 in Il Foro amministrativo n.1 del 2017

Atto amministrativo – Annullamento – Autotutela .

In materia di annullamento d’ufficio, l’art.21 nonies della legge n.241 del 1990 (introdotto dalla legge n.15 del 2005) ha disciplinato il potere di autotutela in modo da stabilire, per la sua valida esplicazione, un presupposto rigido (l’illegittimità dell’atto da annullare). E altre condizioni flessibili e duttili riferite a concetti indeterminati e, come tali, affidate all’apprezzamento discrezionale dell’amministrazione. Queste ultime devono intendersi, in particolare, stabilite a garanzia delle esigenze di tutela dell’affidamento dei destinatari di atti ampliativi, in ordine alla stabilità dei titoli e alla certezza degli effetti giuridici da essi prodotti e, appunto per mezzo dell’affidamento, a garanzia della valutazione discrezionale dell’amministrazione nella ricerca del giusto equilibrio tra esigenze di ripristino della legalità(rimozione dell’atto illegittimo) e quelle di conservazione dell’assetto regolativo recato dal provvedimento viziato.

Le predette esigenze hanno, peraltro, ricevuto recentemente un ulteriore rafforzamento per mezzo dell’introduzione con la legge n. 124 del 2015, della fissazione del termine massimo di diciotto mesi (con una opportuna precisazione quantitativa della nozione elastica della formula lessicale “termine ragionevole”) per l’annullamento d’ufficio di atti autorizzatori o attributivi di vantaggi economici e, quindi, mediante una riconfigurazione del potere di autotutela secondo canoni di legalità più stringenti e maggiormente garantisti per le posizioni private originate da atti ampliativi.

TAR Sardegna – Sez. II – 30 marzo 2017 in Il Foro Amministrativo n.3 del 2017

Atto amministrativo – Annullamento – Autotutela – nei procedimenti ad istanza di parte – operatività

L’esercizio dei poteri di autotutela della Pubblica amministrazione, incidente sui provvedimenti conclusivi di procedimenti iniziati su istanza del privato, comporta l’obbligo per l’amministrazione di ripronunciarsi espressamente sulla domanda proposta dallo stesso privato, in quanto il provvedimento conclusivo del procedimento, sia in caso di annullamento giurisdizionale, sia in caso di annullamento in autotutela, cessa di esistere, tamquam non esset, privando l’istanza originaria del privato di un provvedimento espresso ai sensi dell’art. 2 l.241/1990.

 

TAR SARDEGNA – Sez. II – 12 aprile 2017 in Il Foro amministrativo n.4 – 2017

Atto amministrativo – Annullamento – Autotutela – Art. 21 nonies, L.n.241 del 1990 – Adozione entro il termine di 18 mesi introdotto dalla L.n.124 del 2015 – nei rapporti di durata esclusione – ragioni.

Il termine di 18 mesi per l’adozione dei provvedimenti di annullamento in autotutela ex art. 21 – nonies l.241/1990 vale con riferimento ai provvedimenti amministrativi volti a definire in via immediata l’assetto  di interessi tra privati e pubblica amministrazione, non già per i provvedimenti volti a regolamentare rapporti di durata, in relazione ai quali l’accertamento dell’originaria illegittimità può sempre determinare un intervento in autotutela da parte dell’amministrazione al fine di scongiurare il perpetuarsi di situazione di pregiudizio per l’ente pubblico.

TAR CAMPANIA – Sez. II – 11 aprile 2017 in Il Foro amministrativo n.4 del 2017

Atto amministrativo – Annullamento –  di un atto endoprocedimentale - Autotutela – rispetto dei limiti imposti dalla legge al potere della P.A. – Necessità – Esclusione – Ragioni

In caso di ritiro di un atto del procedimento non ancora conclusosi con l’adozione del provvedimento finale, l’Amministrazione non è tenuta al rispetto dei principi regolatori del potere di annullamento in autotutela, poiché si tratta di un atto endoprocedimentale inidoneo a generare nei privati destinatari posizioni consolidate di vantaggio e di ragionevole affidamento.

 

TAR Lazio- Sez. I – 4 gennaio 2017, n.84 in Il Foro amministrativo n. 1/2017

Concorrenza (disciplina della concorrenza) – Antitrust (illecito) – sanzioni

Atto amministrativo – Annullamento – Autotutela – Intervento in autotutela amministrativa

L’intervento in autotutela amministrativa costituisce espressione di un potere di merito, discrezionale e non coercibile da parte del giudice amministrativo e rispetto al suo esercizio non è configurabile un obbligo di provvedere, essendo l’Amministrazione titolare di un potere di merito che si esercita previa valutazione delle ragioni di pubblico interesse, insindacabile da parte del giudice.

 

TAR Puglia Bari – Sez. I – 31 gennaio 2017 n.183 www.giustizia-amministrativa.it

Atto amministrativo – Annullamento Interesse pubblico.

La categoria dell’”interesse pubblico”, quale connotazione di un’opera, di un’attività o di una funzione, ha carattere aperto e/o indeterminato, non essendo vincolata ad alcuna espressa qualificazione legislativa né alla pertinenza soggettiva dell’iniziativa :essa si presta quindi ad abbracciare qualunque intervento che, a prescindere dalla sua appartenenza tipologica, risulti rispondere, nel concreto contesto sociale ed economico in cui deve essere realizzato, ad una finalità rilevante ed utile per la collettività (e non solo per il soggetto che se ne faccia promotore). Anche un intervento funzionale al raggiungimento di scopi di carattere lucrativo può astrattamente soddisfare esigenze di carattere pubblico e/o di pubblica utilità.

 

TAR Calabria – Sez. I – 11 gennaio 2017 – n.27 www.giustizia-amministrativa.it 

atto amministrativo –annullamento – autotutela- motivazione

I provvedimenti di annullamento in autotutela, se incidenti su posizioni consolidate a causa del passaggio del tempo, devono essere congruamente motivati in ordine all’esistenza di un interesse pubblico attuale alla rimozione della situazione antigiuridica.

 

 TAR Marche – Sez. I - 15 aprile 2016 – n.246 www.giustizia-amministrativa.it

 Autotutela - - limite temporale di 18 mesi ex art. 21-nonies L.24171990, come modificato dall’art.6 della L.n.124/2015 - Principio del legittimo affidamento - motivazione

L'inosservanza della norma di cui all'art. 21-nonies L. n. 241/1990 rileva anche sotto il profilo della violazione del generale principio del legittimo affidamento, che sottende proprio la ratio della suddetta riforma legislativa introdotta dall'art. 6, comma 1, della L. n. 124/2015, con cui si è voluto porre un limite definito all'esercizio del potere di autotutela da parte dell'amministrazione a vantaggio di quelle situazioni nelle quali una condizione giuridica favorevole al soggetto viene a creare un determinato grado di stabilità nella sfera giuridica del destinatario. L'affidamento legittimo costituisce un limite alla retroattività della legge e un ulteriore corollario e conseguenza del principio del buon andamento della pubblica amministrazione. Di tale principio la giurisprudenza fa sistematica applicazione, anche sulla spinta del diritto comunitario, di cui è parte integrante. …

Ai sensi dell’art. 21-nonies il provvedimento di autotutela deve essere adeguatamente motivato con riferimento alla sussistenza di un interesse pubblico concreto ed attuale all’annullamento (interesse che non può consistere nella mera esigenza di ripristinare la legalità violata) nonché alla valutazione comparativa dell’interesse dei destinatari al mantenimento delle posizioni e dell’affidamento insorto in capo a questi ultimi”

 

TAR Puglia – sez. III – 17 marzo 2016, n.351 www.giustizia-amministrativa.it

Autotutela – annullamento – permesso di costruire- termine di 18 mesi ex art. 21 nonies, novellato dalla l.n.124/2015

La comunicazione di avvio del procedimento di autotutela “non può valere a ritenere rispettato il termine indicato dalla disposizione novellata, in quanto il tenore letterale della stessa rinvia chiaramente, a tal fine, all’adozione effettiva del provvedimento di autotutela (“Il provvedimento amministrativo illegittimo ai sensi dell’articolo 21-octies, esclusi i casi di cui al medesimo articolo 21- octies  comma 2, può essere annullato d’ufficio….)

Nel medesimo senso depone l’interpretazione logico-sistematica, in quanto, ritenere sufficiente l’adozione della comunicazione di avvio del procedimento, per il rispetto del termine normativamente imposto, conduce a ritenerlo, di fatto, non perentorio ai fini dell’adozione dell’atto definitivo di autotutela. una siffatta conclusione esegetica si sostanzierebbe in una interpretazione sostanzialmente abrogativa della novella”.


GIURISPRUDENZA SILENZIO ASSENSO

 

Consiglio di Stato - Commissione Speciale - 23 giugno 2016 parere n.1640 / 2016 sul silenzio-assenso tra amministrazioni pubbliche art.17 bis, l.7 agosto 1990, n.241, introdotto dall’art. 3, l.7 agosto 2015, n.124

art. 17-bis L. 24171990 – ambito di applicazione – rapporti con la conferenza di servizi – modalità di formazione del silenzio assenso – esercizio del potere di autotutela dopo la formazione del silenzio assenso

Il “nuovo paradigma” nei rapporti tra amministrazioni pubbliche: il silenzio-assenso “endoprocedimentale”. Il parere della Commissione speciale rileva come l’art. 17-bis, introducendo il nuovo istituto del silenzio-assenso “endoprocedimentale”, ponga una seconda regola generale – dopo quella prevista dall’art. 21-nonies nei rapporti tra cittadino e PA – che stavolta riguarda i rapporti interni tra amministrazioni, quale che sia l’amministrazione coinvolta e quale che sia la natura del procedimento pluristrutturato.  Infatti la nuova disposizione prevede che il silenzio dell’Amministrazione interpellata, che non esterni alcuna volontà, è equiparato ope legis ad un atto di assenso e non preclude all’Amministrazione procedente l’adozione del provvedimento conclusivo.

 

Ordine cronologico

 

TAR Calabria- Catanzaro – sez. II - n.01585 72017

art. 17-bis L. 241/1990 – ambito di applicazione

Il silenzio assenso di cui all’art. 17 bis introduce un nuovo paradigma nei rapporti tra amministrazioni pubbliche, operando in una duplice prospettiva di semplificazione. Da un lato la norma incide sui tempi del procedimento amministrativo, dall’altro equipara l’inerzia ad un atto di assenso che consente all’amministrazione procedente di assumere la decisione finale.

In tutte le ipotesi di decisione pluristrutturata, il silenzio dell’amministrazione interpellata non avrà più l’effetto di precludere l’adozione del provvedimento finale ma essendo equiparato ope legis ad un atto di assenso, consentirà all’amministrazione procedente di adottare comunque il provvedimento conclusivo. E’ però necessario, ai fini dell’applicazione del “nuovo paradigma”, una prospettazione dell’amministrazione procedente come elaborata nello schema di provvedimento alla quale l’amministrazione richiesta può aderire o opporsi, senza margini di ulteriore apprezzamento.

L’art, 17 bis fa riferimento ad atti da acquisire nella fase decisoria dopo che l’istruttoria si è chiusa. Il comma 1 prevede, infatti, che all’amministrazione procedente che deve esprimere l’assenso venga inviato uno schema di provvedimento, corredato della relativa documentazione. Il riferimento allo schema di provvedimento implica che si sia già chiusa la fase istruttoria, dovendosi ritenere che siano proprio le risultanze dell’istruttoria a consentire all’amministrazione procedente l’elaborazione dello schema di decisione sul quale l’amministrazione interpellata esprimerà il proprio assenso. Ciò spiega l’estensione del meccanismo di cui all’art. 17-bis agli interessi sensibili, restando gli stessi pienamente tutelati nella fase istruttoria che precede quella codecisoria a cui si riferisce l’articolo in questione”

 

 

 

Ultimo aggiornamento: mercoledì 22 novembre 2017