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Rassegna sulla giurisprudenza

Rassegna di giurisprudenza amministrativa e costituzionale: scia, conferenza di servizi, autotutela, silenzio assenso e semplificazione dei procedimenti amministrativi.

 

INDICE

 

SCIA

Consiglio di Stato – Commissione speciale – parere 30 marzo 2016 n.839/ 2016 sullo schema di decreto SCIA (cd. S.c.i.a.1)

Consiglio di Stato – Commissione speciale – 4 agosto 2016, n.1784/ 2016- parere sullo schema di regolamento in tema di individuazione dei procedimenti oggetto di autorizzazione, SCIA, silenzio assenso e comunicazione.

Richiesta del terzo controinteressato

Intervento in autotutela da parte di terzi

Effetti decorso termine

Natura giuridica

Termine poteri inibitori

Principio del tempus regit actum

Liberalizzazione attività economiche

SCIA edilizia – normativa regionale- governo del territorio

Interdittiva antimafia

 

Conferenza di servizi

        Corte Costituzionale sentenza n. 198 del 2018 depositata il 15 novembre 2018 - Disposizioni
        concernenti la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati introdotte
        con decreto legislativo 16 giugno 2017, n. 104

Consiglio di Stato – Commissione speciale – 7 aprile 2016 parere n. 890/2016 Schema di decreto legislativo recante norme per il riordino della disciplina in materia di conferenza dei servizi in attuazione dell’articolo 2 della legge 7 agosto 2015, n.124

Consiglio di Stato – Commissione speciale – Adunanza 29 marzo 2018 Rappresentante unico delle amministrazioni statali in seno alla conferenza di servizi simultanea, parere n.01127/2018 del 27/04/2018

Autotutela in conferenza di servizi – art. 14-quater, comma 2, - contrarius actus, deve pervenire all’esito

Dissenso - Superamento in sede di Consiglio dei Ministri

Silenzio assenso

Termini procedimentali

Posizioni prevalenti

Natura giuridica e finalità

Principio di proporzionalità

 

Autotutela

Consiglio di Stato – Commissione speciale – 7 aprile 2016 parere n. 890/ 2016 -Autotutela in conferenza di servizi

Condanna della P.A. all’esercizio del potere di autotutela – natura giuridica - autotutela sui generis

Annullamento d’ufficio – termini – principio del legittimo affidamento - termini – derogabilità

Concessione edilizia in sanatoria – annullamento d’ufficio – disposto a distanza di anni dal rilascio della sanatoria – motivazione in ordine all’interesse pubblico comparato con quello del privato – necessità – limiti.

Atto amministrativo – Annullamento- Legge Madia  

Annullamento -  Autotutela -  atto endoprocedimentale - Esclusione

Atti endoprocedimentali – non sono impugnabili - limiti

Annullamento d’ufficio di un titolo edilizio in sanatoria intervenuto ad una distanza temporale considerevole dal provvedimento annullato

Annullamento provvedimento amministrativo -termine di esercizio estremamente tardivo – obbligo di motivazione particolarmente convincente

Annullamento- autotutela- termine di 18 mesi previsto dalla l.n.124 del 2015- inapplicabilità in via retroattiva- nel senso di computare anche il tempo decorso anteriormente all’entrata in vigore della predetta legge- ragioni

 

Silenzio assenso tra amministrazioni pubbliche

Consiglio di Stato - Commissione Speciale - 13 luglio 2016 parere n.1640 sul silenzio-assenso tra amministrazioni pubbliche e gestori di beni o servizi pubblici, art.17 bis, L.7 agosto 1990, n.241, introdotto dall’art. 3, L.7 agosto 2015, n.124

Art. 17-bis L. 241/1990 - ambito di applicazione

 

Silenzio assenso

Consiglio di Stato – Commissione speciale – 4 agosto 2016, n.1784 - parere sullo schema di regolamento in tema di individuazione dei procedimenti oggetto di autorizzazione, SCIA, silenzio assenso e comunicazione.

Presupposti di formazione del silenzio assenso

Permesso di costruire

Potere di annullamento sul provvedimento implicito di assenso

Silenzio assenso nella materia edilizia

 

Semplificazione dei procedimenti amministrativi

Corte Costituzionale, sentenza n. 36 del 23 febbraio 2018 nel giudizio per conflitto di attribuzione promosso dalla Regione Veneto con riferimento all’art. 5, commi 1 e 2 del decreto del Presidente della Repubblica del 12 settembre 2016 n. 194 (Regolamento recante norme per la semplificazione e l’accelerazione dei procedimenti amministrativi, a norma dell’articolo 4 della legge 7 agosto 2015, n. 124 )

 

 

 

GIURISPRUDENZA SCIA

 

Consiglio di Stato – Commissione speciale – 30 marzo 2016 parere n.839/ 2016 sullo schema di decreto SCIA (cd. S.c.i.a.1)

Consiglio di Stato – Commissione speciale – 4 agosto 2016, n.1784/ 2016 parere sullo schema di regolamento in tema di individuazione dei procedimenti oggetto di autorizzazione, SCIA, silenzio assenso e comunicazione.

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Ordine cronologico

Tar Toscana - Firenze - sez. III -  ord. 11 maggio 2017, n.667, Sito istituzionale della Giustizia amministrativa 2017  (> vedi il documento completo)

SCIA-Verifica- Richiesta del terzo art 19, comma 6-ter, l.n.241 del 1990-Mancata previsione di un termine-Violazione artt.3,11.97,117, comma 1 Cost.

Il Tar ha sollevato la questione di legittimità costituzionale dell’art. 19, comma 6 ter , l.7 agosto 1990 n.241, nella parte in cui, disponendo che la tutela del terzi a fronte della Scia da altri presentata sia realizzabile esclusivamente attraverso lo strumento del silenzio-rifiuto di cui all’art.31 c.p.a., rispetto alla mancata risposta dell’amministrazione alla sollecitazione delle verifiche amministrative avanzata dal terzo medesimo, omette tuttavia di fissare il termine entro il quale il terzo può avanzare l’istanza di sollecitazione.

La norma censurata finisce per ammettere una sollecitazione del potere di verifica della Scia da parte del terzo sine die. In tal modo essa si espone però a consistenti dubbi di legittimità costituzionale per violazione dell’affidamento del segnalante, che a distanza anche di anni può veder messa in discussione la legittimità dell’intrapresa attività, per violazione del buon andamento della P.A., che è costretta a riaprire a distanza di tempo il procedimento di verifica suddetto, nonché per violazione del principio di ragionevolezza e tutela dei livelli essenziali delle prestazioni, di cui all’art.117,comma 2,lett.m) Cost.

Si evidenzia che il disposto dell’art.19 comma 6 ter consente al terzo di stimolare l’esercizio del potere inibitorio puro e non dell’autotutela dell’Ente pubblico. La mancata fissazione di un termine entro il quale il quale debba sollecitare le verifiche spettanti all’amministrazione si pone in contrasto con una serie di parametri costituzionali.

Si evidenzia che l’esclusione dal novero dei livelli essenziali del termine per l’esercizio del potere sollecitatoriodi cui all’art. 19 comma 6 ter rischia di pregiudicare l’esigenza di uniformità normativa che caratterizza l’istituto della SCIA nel suo complesso. Invero, tale opzione legislativa, data la peculiare natura della riserva posta dall’art.117, comma 2 lett. m) Cost. (la quale consente l’intervento regionale sugli aspetti di dettaglio del regime dei livelli essenziali cfr. Corte Cost. n. 297 del 2012) apre la strada a discipline territoriali eterogene del suddetto termine con conseguente disomogeneità degli standards di tutela a livello nazionale”.

La decisione è stata commentata da Berti Suman “Scia e tutela del terzo. Le questioni aperte dopo la riforma Madia ed i decreti attuativi Scia1 e Scia2”   Sito Giustizia amministrativa 2017.

 

TAR Sardegna - Cagliari - Sez. II, 31 luglio 2017 n.515 in Il Foro amministrativo n.7/8 2017,1770  (vedi il documento completo)

Edilizia e urbanistica- SCIA ex art.19, comma 6 terl.n.241 del 1990 - Intervento in autotutela su una SCIA da parte di terzi in posizione qualificata – obbligo di riscontro- sussistenza.

In tema di SCIA, il comma 6-ter dell’articolo 19 della legge n. 241 del 1990, alla luce di un’interpretazione costituzionalmente orientata che tenga conto delle esigenze di tutela del terzo e dell’interesse pubblico alla stabilizzazione dei titoli edilizi, impone all’amministrazione di riscontrare motivatamente l’istanza con cui un terzo, titolare di una situazione giuridica qualificata e differenziata, abbia sollecitato l’intervento della stessa amministrazione in relazione a una denuncia o segnalazione certificata di inizio attività, anche nel caso in cui l’stanza del terzo sia presentata oltre il decorso del termine di sessanta giorni dalla conoscenza della lesività dell’opera del vicino.

In tema di SCIA, il vicino può ottenere il pieno e doveroso esercizio dei poteri inibitori, senza i limiti propri dell’autotutela, anche dopo il termine normativamente previsto per l’esercizio degli stessi da parte della Pubblica Amministrazione, soltanto laddove abbia sollecitato l’intervento dell’amministrazione entro sessanta giorni dal momento in cui ha avuto conoscenza della lesione, mentre ove tale termine sia decorso potrà sollecitare il riscontro della sussistenza dei diversi presupposti normativamente previsti per l’intervento in autotutela”.

TAR Sardegna - Cagliari - Sez. II 31 luglio 2017 n.517, in Il Foro amministrativo n.7/8, 2017, 1770

Edilizia e urbanistica- SCIA ex art.19, comma 6 ter l. n. 241 del 1990 – Decorso termine di 30 giorni dalla presentazione completa della documentazione – effetti – consolidamento titolo edilizio

In caso di presentazione di una SCIA da parte del privato, il decorso del termine di 30 giorni dalla stessa, o comunque dal giorno di integrazione della domanda, comporta di per sé – in mancanza di una tempestiva adozione di provvedimenti interdittivi – il consolidamento del titolo edilizio, indipendentemente da fatto che il privato abbia o meno dato inizio ai lavori, applicandosi in tal caso la regola, prevista in generale per i titoli edilizi, di validità annuale dal rilascio o dalla formazione degli stessi”.

TAR Abruzzo – L’Aquila - sez. I – 1° agosto 2017 n.347 in Il Foro amministrativo n.7/8 2017, 1716

Natura giuridica della SCIA- Comunicazione al segnalante dell’avvio del procedimento o del preavviso di rigetto – non è dovuta

Data la natura giuridica della segnalazione certificata di inizio attività – che non è istanza di parte per l’avvio di un procedimento amministrativo poi conclusosi in forma tacita, ma è dichiarazione di volontà privata di intraprendere una determinata attività ammessa direttamente dalla legge – è da escludersi che l’autorità procedente debba comunicare al segnalante l’avvio del procedimento o il preavviso di rigetto ex art. 10-bis della legge n. 241 del 1990 prima dell’esercizio dei relativi poteri di controllo e inibitori (ex multis, Tar Catanzaro, n.478 del 2015).

 

Corte Costituzionale, sentenza n.232 del 2017 in Consulta OnLine

Giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 3, comma 2, lett.f), 11,comma 4, 14 e 16 della legge della Regione siciliana 10 agosto 2016 n. 16 (Recepimento del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia approvato con decreto del presidente della repubblica 6 giugno 2001, n.380).In particolare:

l’art. 3 comma 2, lett. f) è stato impugnato nella parte in cui consente di realizzare, senza alcun titolo abilitativo, gli impianti di energia da fonti rinnovabili e in tal modo li sottrae alla verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto Ambientale (VIA) prescritta dalla normativa statale in materia di “tutela dell’ambiente”.

 L’art.11, comma 4 è stato impugnato nella parte in cui consente di avviare  interventi edilizi, ricadenti nei siti di “Natura 2000” e nei parchi, decorsi semplicemente trenta giorni dalla presentazione della segnalazione certificata di inizio attività (SCIA), senza una preventiva valutazione delle possibili incidenze significative dei detti interventi sul sito stesso.

L’art. 14 “Recepimento con modifiche dell’articolo 36 “Accertamento di conformità” del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n.380” e cioè quello strumento attraverso cui si consente la sanatoria di manufatti o opere, realizzati in assenza di titolo edilizio.

L’art. 16, comma 1 nella parte in cui consente l’inizio dei lavori nelle località sismiche, senza la necessità della previa autorizzazione scritta.

Per la decisione nel merito delle diverse questioni si rinvia al testo della sentenza della Corte costituzionale

 

Consiglio di Stato – Sez. III –  ordinanza 9 giugno 2017 n.2380

Edilizia e urbanistica- Segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) – Interdittiva antimafia – effetto inibitorio

E’ consolidato il principio onde l’interdittiva antimafia esplica effetto inibitorio anche sulle attività private soggette a regimi autorizzatori o a controlli dell’Amministrazione (SCIA).

Respinge appello avverso ordinanza del Tar Calabria, sede di Catanzaro, sez. I, n.113 del 2017 conla quale venivarespinta la domanda cautelare relativa al ricorso per l’annullamento dell’ordinanza del dirigente di divieto di proseguire l’attività di noleggio autobus con conducente con revoca dell’efficacia della SCIA commerciale dello sportello unico per le attività produttive del Comune di Parghelia 

 

Consiglio di Stato - sez. IV – 14 febbraio 2017 n. 625

Segnalazione del terzo – art.19 comma 6 ter l. n. 241 del 1990

In tema di SCIA edilizia, la segnalazione del terzo ex art. 19 comma 6 ter della L. n. 241 del 1990, deve contenere elementi minimali di identificazione e qualificazione dell’attività della quale si chiede la verifica, in assenza dei quali l’amministrazione non soltanto non è obbligata, ma non dispone neppure degli elementi conoscitivi essenziali per svolgere le proprie verifiche ed emanare un provvedimento.

Corte Costituzionale sentenza n. 49 del 2016 SCIA edilizia – Regione Toscana - governo del territorio.

Il TAR per la Toscana ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell’art. 84-bis comma 2, lettera b) della legge L.R. n3 gennaio 2005, n. 1 (Norme per il governo del territorio) in riferimento all’art. 117, terzo comma e secondo comma lett. m) Cost. la cui rubrica reca “poteri di vigilanza in caso di SCIA”. Secondo il TAR la disposizione impugnata sarebbe affetta da illegittimità costituzionale in quanto consentirebbe all’Amministrazione di esercitare poteri sanzionatori per la repressione degli abusi edilizi anche oltre il termine di trenta giorni dalla presentazione della SCIA, in un numero di ipotesi più ampio rispetto a quello previsto dai commi 3 e 4 dell’art. 19 della legge n. 241 del 1990. Il contrasto tra la disciplina statale e quella regionale comporta, secondo il TAR, la non manifesta infondatezza della questione di costituzionalità con riguardo alla violazione dei principi fondamentali in materia edilizia, rientrante in quella più generale del “governo del territorio”, oggetto di competenza legislativa concorrente ex art. 117, terzo comma Cost. in quanto la disciplina statale dei titoli edilizi costituisce norma di principio.

La Corte dichiara fondato il profilo di legittimità costituzionale di violazione dell’art. 117, terzo comma Cost. “E’ giurisprudenza pacifica che nell’ambito della materia concorrente “governo del territorio” i titoli abilitativi agli interventi edilizi costituiscono oggetto di una disciplina che assurge a principio fondamentale (sentenza n. 259 del 2014, n. 139 e 102 del 2013; n. 303 del 2003) e tale valutazione deve ritenersi valida anche per la denuncia di inizio attività (DIA) e per la SCIA che, seppure con la loro indubbia specificità, si inseriscono in una fattispecie il cui effetto è pur sempre quello di legittimare il privato ad effettuare gli interventi edilizi (sentenze n. 121 del 2014, n. 188 e n. 164 del 2012).
Va subito aggiunto, peraltro, che tale fattispecie ha una struttura complessa e non si esaurisce, rispettivamente, con la dichiarazione o la segnalazione, ma si sviluppa in fasi ulteriori: una prima, di ordinaria attività di controllo dell’amministrazione (rispettivamente nei termini di sessanta e di trenta giorni), una seconda in cui può esercitarsi l’autotutela amministrativa. Non vi è dubbio infatti che anche le condizioni e le modalità di esercizio dell’intervento della pubblica amministrazione, una volta che siano decorsi i termini in questione, debbano considerarsi il necessario completamento dei titoli abilitativi, poiché l’individuazione della loro consistenza e della loro efficacia non può prescindere dalla capacità di resistenza rispetto alle verifiche effettuate dall’Amministrazione successivamente alla maturazione degli stessi.
La disciplina di questa fase ulteriore, dunque, è parte integrante di quella del titolo abilitativo e costituisce con essa un tutt’uno inscindibile. Il suo perno è costituito da un istituto di portata generale – quello dell’autotutela – che si colloca nello snodo delicatissimo del rapporto fra il potere amministrativo e il suo riesercizio, da una parte, e la tutela dell’affidamento del privato, dall’altra.

Non è un caso, del resto, che è proprio questa fase della formazione dei titoli in esame che il legislatore abbia dedicato la maggiore attenzione, ritornando più volte sull’argomento. Al fine di pervenire ad un giusto equilibrio fra le esigenze giuridiche maturate a seguito della DIA e della SCIA e le ragioni di tutela dell’interesse pubblico urbanistico. Ne discende che anche per questa parte la disciplina in questione costituisce espressione di un principio fondamentale della materia “governo del territorio”.

 

Consiglio di Stato - sez.VI - 3 novembre 2016, n. 4610 - Il Foro Amministrativo n.11 del 2016

Procedimento amministrativo - Attività intrapresa su denuncia - Obblighi e provvedimenti della P.A. - Terzo controinteressato - Azioni esperibili – Condanna della P.A. all’esercizio del potere di autotutela – Natura giuridica – Autotutela sui generis- Ragioni

La questione attiene alla natura dei poteri che l’amministrazione può esercitare a seguito di una azione proposta da un terzo leso da una attività posta in essere da altro privato a seguito di segnalazione certificata di inizio attività.

Si ritiene che il terzo possa chiedere la condanna dell’amministrazione all’esercizio di poteri che devono avere i requisiti che giustificano l’autotutela amministrativa. Se il terzo potesse sollecitare poteri inibitori senza limiti temporali e di valutazione dell’incidenza sulle posizioni del privato che è ricorso alla SCIA verrebbero frustrate le ragioni della liberalizzazione in quanto l’interessato, anche molto tempo dopo lo spirare dei trenta (o sessanta) giorni previsti dalla legge per l’esercizio dei poteri in esame, potrebbe essere destinatario di atti amministrativi inibitori dell’intervento posto in essere.

La qualificazione del potere come potere di autotutela costituisce invece da un lato, maggiore garanzia per il privato che ha presentato la SCIA, in quanto l’amministrazione deve tener conto dei presupposti che legittimano l’esercizio dei poteri di autotutela e, in particolare, dell’affidamento ingenerato nel destinatario dell’azione amministrativa, dall’altro non vanifica le esigenze di tutela giurisdizionale del terzo  che può comunque far valere, pur con queste diverse modalità, le proprie pretese.

Corte Costituzionale sentenza n. 282 del 21 dicembre 2016 –

Urbanistica ed edilizia – Categorie di interventi edilizi e regime dei titoli abilitativi – Principi fondamentali della materia “governo del territorio” vincolanti per la legislazione regionale di dettaglio - Potere delle regioni di estendere l’edilizia libera a “interventi edilizi ulteriori” - Significato e limiti. Legge della Regione Marche 20 aprile 2015 n. 17 Riordino e semplificazione della normativa regionale in materia di edilizia “ Interventi  di “ristrutturazione edilizia” e di “demolizione parziale e integrale di manufatti edilizi”- assoggettamento a segnalazione certificato di inizio attività (scia) anziché a premesso di costruire.

Secondo la giurisprudenza costituzionale la definizione delle categorie di interventi edilizi a cui si collega il regime dei titoli abilitativi costituisce principio fondamentale della materia concorrente “governo del territorio”, vincolando così la legislazione regionale di dettaglio. (Precedenti citati: sentenze n 259 del 2014, n. 171 del 2012, n. 309 del 2011, n. 303 del2003).

Il potere di estendere la disciplina dell’edilizia libera a interventi edilizi ulteriori” nonché di disciplinare le modalità di effettuazione dei controlli” – assegnato alle Regioni a statuto ordinario dall’art. 6 comma 6, lett. a9 e b) del TUE – non permette al legislatore regionale di sovvertire le “definizioni” di “nuova costruzione” recate dall’ art. 3 del TUE né rende cedevole l’intera disciplina statale dei titoli edilizi spogliando il legislatore dei principi del compito suo proprio.”

TAR Campania - Napoli - Sez. IV - 5 aprile 2016, n.1658 - Il Foro Amministrativo 2016.

Scia - Procedimento amministrativo- Attività privata intrapresa su denuncia – Potere dell’Amministrazione di inibire motivatamente l’attività e rimuovere gli effetti dannosi – In caso di accertata carenza dei requisiti e presupposti di cui al comma 1 dell’art. 19, l.n.241 del 1990 – Permanenza anche con la nuova formulazione dell’art.19 comma 3, medesima l.n.241 del 1990 – fissazione di un termine per l’esercizio di poteri inibitori per effetto della modifica ad opera della legge Madia dell’art.21 nonies, l. n.241 del 1990.

La nuova formulazione dell’art. 19, comma 3, L.n.241 del 1990, conferma il potere dell’amministrazione di inibire motivatamente l’attività intrapresa dal privato e rimuovere gli effetti dannosi in caso di accertata carenza dei requisiti e dei presupposti di cui al comma 1 del medesimo articolo entro il termine di sessanta giorni (trenta in materia edilizia).

Cambia tuttavia il ruolo del privato nel conformare l’attività intrapresa alla normativa vigente posto che, con la nuova formulazione, l’Amministrazione non si limita a stabilire il termine per l’adeguamento del privato trasgressore ma stabilisce essa stessa se sia possibile conformare l’attività e i suoi effetti alla normativa vigente e con atto motivato invita il privato a provvedere, disponendo la sospensione dell’attività e la fissazione di un termine non inferiore a trenta giorni per l’adozione di queste ultime. A tale termine viene attribuito il crisma della perentorietà, in quanto in difetto dell’adozione delle misure stabilite, decorso il suddetto termine, l’attività si intende vietata.

Nonostante le modifiche apportate dalla legge Madia all’art. 21 nonies, l.n.241 del 1990, che fissa un termine per l’esercizio di poteri inibitori, comunque non superiore a diciotto mesi dal momento dell’adozione dei provvedimenti di autorizzazione o di attribuzione di vantaggi economici, ciò non significa che detto termine sia necessariamente un termine legittimante l’inibitoria sempre e comunque, perché è un termine massimo e non è venuto meno  il riferimento alla ragionevolezza del medesimo, sicché esso non potrà prescindere dal caso concreto, dalla tipologia di Scia e dalle regioni che conducono la P.A. all’esercizio dei poteri inibitori.

Consiglio di Stato - sez. V - 13 febbraio 2017 n. 603 -Il Foro Amm. n.2 del 2017.

Attività economica – processo interno di liberalizzazione – limiti al suo esercizio nell’interesse generale – necessità - bilanciamento fra pubblico e privato – legittimità – limiti – divieto assoluto di rilascio di nuove licenze per la somministrazione al pubblico di alimenti e bevande in un determinato rione – legittimità.

Il processo interno alla liberalizzazione delle attività economiche, perseguito mediante puntuali disposizioni di legge  ( d.lgs n. 59 del 2010 di recepimento della cd Direttiva Bolkestein) sebbene muova nella direzione di un più ampio riconoscimento del diritto di iniziativa economica e della contestuale riduzione dei possibili limiti al suo esercizio, nondimeno legittima tuttora la previsione di limiti in funzione del perseguimento di ulteriori finalità di interesse generale (caratteristiche territoriali e paesaggistico-ambientali) imponendo che le contrapposte esigenze siano bilanciate secondo limiti della proporzionalità, della ragionevolezza e del minimo mezzo.

Corte Costituzionale, sentenza 9 marzo 2016, n. 49 in Consulta online

S.C.I.A. edilizia – ius superveniens

Come la Corte ha già avuto modo di affermare (sentenza n.151 del 2014), lo ius superveniensnon può venire in evidenza nel giudizio di costituzionalità sollevato dai giudici amministrativi poichè, secondo il principio tempus regit actum, la valutazione della legittimità del provvedimento impugnato va condotta con riguardo alla situazione di fatto e di diritto esistente al momento della sua adozione. Alla stregua dello stesso principio non assumono rilievo le modifiche che la legge 7 agosto 2015, n.124 (Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche), intervenuta successivamente all’ordinanza di rimessione, ha apportato all’art.19 della legge 7 agosto 1990, n. 241 la cui disciplina, nella parte in cui regola l’esercizio dei poteri di conformazione dell’attività del privato, di autotutela e di intervento dell’Amministrazione, in presenza di segnalazione certificata di inizio attività (SCIA), è invocata dal ricorrente come principio fondamentale della materia “governo del territorio”.

La sentenza è commentata da A.Simonati La disciplina della S.C.I.A. edilizia fra principi del governo del territorio e semplificazione amministrativa .

 

Consiglio di Stato, sez. IV, 13 aprile 2016 n. 1450.

Principio del tempus regit actum

La corretta applicazione del principio, per giurisprudenza costante, comporta che la pubblica amministrazione deve considerare anche le modifiche normative intervenute durante il procedimento, non potendo considerare l’assetto normativo cristallizzato in via definitiva alla data dell’atto che vi ha dato avvio.

La legittimità del provvedimento adottato al termine di un procedimento avviato ad istanza di parte deve, pertanto, essere valutata con riferimento alla disciplina vigente al tempo in cui è stato adottato il provvedimento finale e non al tempo della presentazione della domanda da parte del privato, dovendo ogni atto del procedimento amministrativo essere regolato dalla legge del tempo in cui è emanato in dipendenza della circostanza che lo jus superveniens reca sempre una diversa valutazione degli interessi pubblici (cfr. Cons stato, sez IV, 14 gennaio 2016, n.83)

A tale regola non può farsi eccezione neanche per l’ipotesi in cui in cui lo jus superveniens sia intervenuto dopo il completamento dell’intera istruttoria procedimentale e, tuttavia, prima dell’adozione del provvedimento finale. Sono fatti salvi gli atti endoprocedimentali già conclusi che, in virtù del principio del tempus regit actum trovano disciplina nelle disposizioni di legge o di regolamento vigenti alla data in cui ha luogo ciascuna sequenza procedimentale. Consiglio di Stato sentenza n. 34 del 2012. Sul principio generale del tempus regit actum cfr.Consiglio di Stato, sentenza n. 5854 del 2011

 

TAR Campania, Napoli, sez. II, 19 luglio 2016 n.3685

Natura giuridica della SCIA

“La SCIA è uno strumento di liberalizzazione dell’attività privata con la quale viene espressa l’intenzione di iniziare un’attività già ammessa dalla legge, nei cui confronti la PA interviene quando l’attività economica è già iniziata: non esercita poteri autorizzatori ma solo inibitori ove riscontri la mancanza dei presupposti di legge”

 


 

GIURISPRUDENZA CONFERENZA DEI SERVIZI

 

Corte Costituzionale sentenza n. 198 del 2018 depositata il 15 novembre 2018

Ambiente - Disposizioni concernenti la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati introdotte con decreto legislativo 16 giugno 2017, n. 104 -

Norme impugnate: intero testo e artt. 3, comma 1, lettere g) e h); 4; 5; 8; 9; 12; 13, comma 1; 14; 16, commi 1 e 2; 17; 18, comma 3; 21; 22, commi 1, 2, 3 e 4; 23, commi 1, 2, 3 e 4; 24; 26, comma 1, lettera a), e 27 d.lgs. n.104 del 2017

Nei giudizi di legittimità costituzionale dell’intero  testo del decreto legislativo 16 giugno 2017, n. 104 (Attuazione della direttiva 2014/52/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 aprile 2014 che modifica la direttiva 2011/92/UE concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, ai sensi degli articoli 1 e 14 della legge 9 luglio 2015, n. 114 “Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e per l’attuazione di altri atti dell’Unione europea. Legge di delegazione europea 2014”) o di sue singole disposizioni, promossi in riferimento a plurimi parametri costituzionali e statutari, dalle Regioni a statuto ordinario Lombardia, Puglia, Abruzzo, Veneto e Calabria, dalle Regioni a statuto speciale Valle D’Aosta/Vallée d’Aoste, Friuli Venezia Giulia e Sardegna e dalle due Province Autonome di Trento e di Bolzano

Scarica sentenza completa > Corte Costituzionale sentenza 198/2018

Scarica il file con un approfondimento >  Corte Costituzionale sentenza n. 198 - approfondimento

 

Consiglio di Stato – Commissione speciale – 7 aprile 2016 parere n.890 del 2016 www.giustizia-amministrativa.it

Schema di decreto legislativo recante norme per il riordino della disciplina in materia di conferenza dei servizi in attuazione dell’articolo 2 della legge 7 agosto 2015, n.124 recante Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche

Autotutela in conferenza di servizi: “Per quanto riguarda l’articolo 14-quater, comma 2, si suggerisce di precisare che l’adozione del provvedimento di autotutela con cui si travolgono gli effetti della determinazione motivata di conclusione, in quanto contrarius actus, deve pervenire all’esito di un procedimento in conferenza di servizi strutturato in modo simmetrico rispetto a quello che ha condotto all’adozione del provvedimento annullato o revocato. E infatti, laddove si propendesse per la soluzione opposta (nel senso che il potere di autotutela possa essere esercitato anche dalla sola amministrazione procedente) si consentirebbe ad uno solo dei soggetti coinvolti nella vicenda di comportarsi quale sostanziale dominus della conferenza e dei relativi effetti 8e questo rischio sarebbe particolarmente evidente nel caso di revoca per le ipotesi di “nuova valutazione dell’interesse pubblico originario”.

Ordine cronologico

Consiglio di Stato Adunanza della Commissione Speciale del 29 marzo 2018, parere n.01127/2018 del 27/4/2018 - Rappresentante unico delle amministrazioni statali in seno alla conferenza simultanea.

Vengono affrontate quattro tematiche:

“1) ambito di applicazione dell’espressione “amministrazioni statali” contenuta nel comma 4 citato;

2) se nella conferenza di servizi indetta da un’amministrazione statale il rappresentante unico rappresenti anche l’amministrazione procedente o solamente le amministrazioni statali diverse da quella procedente;

3) quale sia l’ambito di applicazione dell’istituto della conferenza di servizi e, più in particolare del rappresentante unico in relazione ai contenuti dell’art. 29-quater del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152 (codice ambiente);

4) infine, se il rappresentante unico dello Stato, dopo aver reso il proprio parere possa successivamente modificarlo”.”

Sulla figura in questione si precisa che “il “rappresentante” unico non sarebbe tale se non dovesse in qualche modo prendere conoscenza del punto di vista delle amministrazioni che rappresenta e farsene portavoce nel corso della conferenza, pur non costituendo un mero “nuncius” delle medesime. Ne segue che, pur nel silenzio della norma, il rappresentante stesso deve ritenersi tenuto a sentire, in sede preparatoria e non necessariamente con i crismi della formalità, le amministrazioni in questione prima che la conferenza si svolga, anche al fine di stabilirei margini operativi del suo agire ,che deve essere necessariamente connotato da un minimo di flessibilità. E’però del tutto possibile che nel corso della conferenza stessa altre amministrazioni presenti rendano elementi nuovi, che rendono necessaria una valutazione ulteriore. In tal caso il rappresentante dovrà, eventualmente richiedendo a tal fine un breve rinvio della discussione, comunicare quanto emerso alle amministrazioni interessate, consultandole velocemente, e tener conto dei rilievi ulteriori che esse dovessero formulare. In questo caso però non si avrebbe un “nuovo parere” ma semplicemente una modalità ulteriore di giungere all’unico atto di assenso rilevante, ovvero quello che risulta dal verbale conclusivo della conferenza, che in ipotesi si chiuderebbe solo dopo aver dato al rappresnetante unico la possibilità di consultarsi ulteriormente con le amministrazioni rappresentate. Il tutto dunque va valutato in concreto, caso per caso”.  

 

Tar Lazio (Sezione Seconda quater) sentenza n.02833 del 13.3.2018- conferenza di servizi- finalità.

La disciplina della conferenza di servizi è prevista proprio al fine di giungere ad una decisone il più possibile concordata e che tenga conto dei vari interessi di cui sono portatrici le differenti amministrazioni pubbliche. Sotto tale profilo e premesso che le valutazioni della conferenza di servizi attengono ad ambiti ampiamenti discrezionali relativi al contemperamento dei vari interessi in gioco, nel caso di specie appare pienamente giustificata la valutazione di prevalenza della Regione, sia in relazione all’assenso manifestato da tutti gli altri rappresentanti alla conferenza sia alla rilevanza normativamente stabilita della posizione della Regione all’interno della conferenza”

 

Consiglio di Stato – sez. IV – 27 marzo 2017 n.1392 - Il Foro amministrativo n. 3/2017

Ambiente – Impatto ambientale -Valutazione – Natura giuridica –Procedimento amministrativo – Conferenza di servizidissenso- superamento in sede di Consiglio dei Ministri – Motivazione - criterio di sufficienza.

Il giudizio di compatibilità ambientale, pur reso sulla base di oggettivi criteri di misurazione pienamente esposti al sindacato del giudice, è attraversato da profili particolarmente intensi di discrezionalità amministrativa sul piano dell’apprezzamento degli interessi pubblici in rilievo e della loro ponderazione rispetto all’interesse all’esecuzione dell’opera; apprezzamento che è sindacabile dal giudice amministrativo, nella pienezza della cognizione del fatto, soltanto in ipotesi di manifesta illogicità o travisamento dei fatti, nel caso in cui l’istruttoria sia mancato sia stata svolta in modo inadeguato e risulti perciò evidente lo sconfinamento del potere discrezionale riconosciuto all’amministrazione.

Il cd. “principio di precauzione” di derivazione comunitaria, impone che sussistono incertezze riguardo all’esistenza o alla portata di rischi per la salute delle persone, possono essere adottate misure di protezione senza dover attendere che siano pienamente dimostrate l’effettiva esistenza e la gravità di tali rischi.

La sede del Consiglio dei Ministri, destinata al superamento dei dissensi insorti in conferenza di servizi ed al raggiungimento delle intese, non può che rifarsi (ove si constati il permanere di un dissenso) alle valutazioni tecniche in precedenza emerse (salve ipotesi derivanti dalla emergenza di un fatto/dato nuovo e prima non preso in esame o di radicale carenza istruttoria), senza per questo doversi pretendere la reiterazione di argomentazioni già esplorate, ben potendo la motivazione essere espressa per relationem.

TAR Campania, Napoli, sez. VII, 14.2.2017, n.895 – conferenza di servizi – natura giuridica.

“…la Conferenza di servizi costituisce un modulo organizzativo, previsto anche per addivenirsi al rilascio dell’autorizzazione unica per la realizzazione di impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili (art. 12 del d. l.vo n. 387 del 2003), volto all'acquisizione dell'avviso di tutte le amministrazioni preposte alla cura dei diversi interessi rilevanti, finalizzato all'accelerazione dei tempi procedurali, mediante un esame contestuale di tutti gli interessi pubblici coinvolti.

La Conferenza non si identifica dunque con un nuovo organo separato dai singoli partecipanti, non trattandosi di organo collegiale oppure di ufficio speciale della pubblica amministrazione. Essa consiste soltanto in un modulo procedimentale e organizzatorio, ossia in un metodo di azione amministrativa per la gestione di procedure complesse. Pertanto, la stessa non altera le regole che presiedono alla competenza amministrativa e, quindi, l'avviso espresso in tale sede dai rappresentanti delle varie amministrazioni partecipanti è dunque pur sempre imputabile a ciascuna di esse.

“Ne discende, sul piano strettamente processuale, che il ricorso va notificato a tutte le amministrazioni che, nell'ambito della Conferenza, hanno espresso pareri o determinazioni che la parte ricorrente avrebbe avuto l'onere di impugnare autonomamente se gli stessi fossero stati adottati al di fuori del peculiare modulo procedimentale in esame” (così, occupandosi sempre di un’autorizzazione alla realizzazione di un impianto eolico, le testuali conclusioni di Tar Campania, Napoli, questa Settima Sezione, 12 marzo 2013, n. 2025 1406, richiamate da Tar Sardegna, Cagliari, Sezione Prima, 11 luglio 2014, n. 599; di recente la sentenza di questa Sezione 21/04/2016 n. 2025).

Ben si intende (come di seguito precisato dalla Sezione nella sentenza n. 2015 del 2016 cit.) che “il ricorso avverso l'atto finale della conferenza di servizi va notificato non a tutte le amministrazioni che hanno partecipato ai suoi lavori, ma solo a quelle che, nell'ambito di essa, abbiano espresso pareri o determinazioni specificamente lesivi della sfera giuridica degli interessi della parte ricorrente. Ne consegue ancora, ai fini che qui interessano, che non è decisiva la rilevanza esoprocedimentale o meno della posizione assunta all'interno della conferenza di servizi, quanto piuttosto la concreta riferibilità a tale specifica posizione della determinazione finale della conferenza di servizi: di talché va affermata la necessità della notifica del ricorso anche all'autorità che ha espresso un parere dotato di c.d. efficienza causale. In sostanza, il gravame deve intendersi come rivolto a tutti gli avvisi e le determinazioni manifestati all'interno della conferenza che abbiano concorso a formare il convincimento e la volontà delle amministrazioni procedenti, poi tradottisi nella decisione conclusiva……..”.

 

Corte costituzionale sentenza 11 luglio 2012, n.179

conferenza di servizi – natura giuridica.

L’istituto della conferenza di servizi costituisce un modulo procedimentale organizzativo suscettibile di produrre un’accelerazione dei tempi procedurali e, nel contempo, un esame congiunto degli interessi pubblici coinvolti, senza che ciò comporti alcuna modificazione o sottrazione delle competenze per le amministrazioni partecipanti.

Precedenti conformi 8 febbraio 1993 e n. 79 del 10 marzo 1996

 

Consiglio di Stato, Sez. IV, 26 febbraio 2015, n.965

Il principio di proporzionalità, di derivazione europea, impone all’amministrazione di adottare un provvedimento non eccedente quanto è opportuno e necessario per conseguire lo scopo prefissato. Alla luce di tale principio, nel caso in cui l’azione amministrativa coinvolga interessi diversi, è doverosa un’adeguata ponderazione delle contrapposte esigenze, al fine di trovare la soluzione che comporti il minor sacrificio possibile: in questo senso, il principio in esame rileva quale elemento sintomatico della correttezza dell’esercizio del potere discrezionale in relazione all’effettivo bilanciamento degli interessi”.

 

TAR Sardegna - Sez. II - 23 febbraio 2017, n. 133 – Il Foro amministrativo 2017.

Procedimento amministrativo – conferenza di servizi – operatività disciplina ordinaria termini procedimentali dei singoli sub procedimenti

Bellezze naturali (tutela delle) – Vincoli paesaggistici e ambientali – diniego nulla-osta motivato con riferimento all’applicazione nell’area delle norme vincolistiche di cui agli artt. 19 e 20 del P.P.R. sardo – sufficienza.

La mancata osservanza, da parte della Soprintendenza, del termine previsto ex lege per il rilascio del parere di compatibilità paesaggistica non determina l’illegittimità del parere reso oltre tale termine ma semplicemente la perdita, da parte di quest’ultimo, del carattere vincolante impressogli dalla legge  perché  esso, pur collocandosi al di fuori del quadro normativo, costituisce pur sempre un elemento del procedimento che l’Amministrazione deve valutare, potendosene solo motivatamente discostare in sede di adozione del provvedimento definitivo.

Allorché l’attività procedimentale si svolga nel rispetto delle regole di semplificazione previste per la conferenza di servizi resta irrilevante la disciplina ordinaria dei termini procedimentali dei singoli subprocedimenti che, in tal caso, non trovano applicazione restando altrimenti vanificata la finalità di accelerazione dell’attività amministrativa propria di tale modalità di svolgimento dell’azione pubblica.

 

TAR Abruzzo l’Aquila - sez. I 6 febbraio 2017 n.55 – Il Foro amministrativo 2017

Procedimento amministrativo - conferenza di servizi - amministrazioni partecipanti - dissenso congruamente motivato - necessità - anche con riferimento alla conferenza di servizi per il rilascio dell’autorizzazione unica per la realizzazione di impianti di produzione di energia elettrica.

L’art. 14 quater della legge n.241 del 1990, in base al quale il dissenso in sede di conferenza va congruamente motivato e deve riguardare l’oggetto della conferenza e non questioni connesse, oltre a dover essere un dissenso costruttivo (con indicazione delle modifiche progettuali), trova applicazione anche con riferimento alla conferenza di servizi ex art. 12 del d.lg. n. 387 del 2003 Attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità.  

TAR   Sardegna, Cagliari – sez. I,14 novembre 2016 n.896 –Il Foro Amministrativo n.11/2016

Conferenza di servizi – assenso implicito

Il perfezionamento del meccanismo di “assenso implicito”, previsto per garantire la massima concentrazione procedimentale nell’ambito della conferenza di servizi, è subordinato al fatto che vi sia stata una regolare e tempestiva convocazione delle amministrazioni poi risultate assenti.

 

Consiglio di Stato – sezione quinta -sentenza 27 agosto 2014 n. 4374 Sito istituzionale della giustizia amministrativa

Conferenza di servizi - posizioni prevalenti   Conferenza di servizi e potere di autotutela

“L’amministrazione procedente, chiamata ad adottare il provvedimento finale, deve tener conto delle posizioni prevalenti espresse in seno alla conferenza, ma non essendo in presenza di un organo collegiale, bensì di un modulo procedimentale, ciò non significa che deve attuare la volontà della maggioranza delle amministrazioni, quanto piuttosto che deve esercitare un potere discrezionale bilanciando le ragioni manifestate in seno alla conferenza, verificando in che termini si delinei la prevalenza del soddisfacimento degli interessi in gioco. Pertanto, come già evidenziato in precedenza, il ruolo assunto dall’amministrazione procedente non è meramente notarile, ma di sintesi delle ragioni emerse, dovendone ponderare l’effettiva rilevanza per come sono state in concreto prospettate, al fine di esprimere un giudizio di prevalenza”.

Le regole sull’autotutela “si innestano nel caso della conferenza di servizi su di una decisione cd. pluristrutturata, che per la sua natura necessariamente contamina la disciplina giuridica del potere di autotutela, ispirata al principio del cd.contarius actus (cfr. Cons. St., Sez. V, 18 dicembre 2012, n. 6505). Pertanto, le amministrazioni che hanno adottato atti endoprocedimentali in seno alla conferenza non possono operare in autotutela per far venir meno l’assenso espresso, in quanto la conferenza di servizi rappresenta un modulo procedimentale che conduce all’adozione di un provvedimento che assorbe gli atti riconducibili alle amministrazioni che hanno partecipato alla conferenza o che, regolarmente invitate, avrebbero dovuto prendervi parte”.

Nella decisione si precisa, inoltre, che i pareri espressi in seno alla conferenza di servizi non hanno “autonoma valenza esoprocedimentale e, pertanto, non sono immediatamente e autonomamente lesivi della sfera giuridica degli amministrati, cosicchè le doglianze non possono che essere portate contro l’atto conclusivo della conferenza di servizi attivata in sede di autoutela

 

 

 

GIURISPRUDENZA AUTOTUTELA

 

Consiglio di Stato – Commissione speciale – 7 aprile 2016 parere n. 890/ 2016 in  www.giustizia-amministrativa.it

Autotutela in conferenza di servizi

“Per quanto riguarda l’articolo 14-quater, comma 2, si suggerisce di precisare che l’adozione del provvedimento di autotutela con cui si travolgono gli effetti della determinazione motivata di conclusione, in quanto contrarius actus, deve pervenire all’esito di un procedimento in conferenza di servizi strutturato in modo simmetrico rispetto a quello che ha condotto all’adozione del provvedimento annullato o revocato. E infatti, laddove si propendesse per la soluzione opposta (nel senso che il potere di autotutela possa essere esercitato anche dalla sola amministrazione procedente) si consentirebbe ad uno solo dei soggetti coinvolti nella vicenda di comportarsi quale sostanziale dominus della conferenza e dei relativi effetti 8e questo rischio sarebbe particolarmente evidente nel caso di revoca per le ipotesi di “nuova valutazione dell’interesse pubblico originario”. 

 

Ordine cronologico

 

Tar Basilicata, Potenza, Sez. I – 4 aprile 2018 Il Foro Amministrativo n.4 del 2018

Atto amministrativo – Termine di 18 mesi per l’autotutela – Applicabilità – Limiti.

Per i provvedimenti illegittimi, emanati anteriormente al 28 agosto 2015, cioè prima dell’entrata in vigore dell’art. 21 nonies, l.n.241 del 1990 come modificato dell’art.6, comma 1, lett.d) ,L. n.124 del 2015, il termine massimo di 18 mesi, stabilito da tale norma, entro cui va adottato il provvedimento ai autotutela, comincia a decorrere dalla data di entrata in vigore della nuova disposizione normativa. Detto termine non può applicarsi in via retroattiva, nel senso di computare anche il tempo decorso anteriormente all’entrata in vigore dell’art.6, comma 1,lett.d),l.n.124 del 2015 che ha modificato l’art. 21 nonies introducendo il predetto termine perentorio di 18 mesi, in quanto tale esegesi, oltre a porsi in contrasto con il generale principio ex art. 11,comma 1, delle disposizioni preliminari dl codice civile di irretroattività della legge, finirebbe per limitare in maniera eccessiva ed irragionevole l’esercizio del potere di autotutela amministrativa.

Consiglio di Stato, sez.V, 27 giugno 2018, n.3940

Annullamento d’ufficio e revoca – termine – art.21 nonies, comma 1, - L.n. 241 del 1990 diciotto mesi, deroga, presupposti

Casi in cui è possibile il superamento del termine di diciotto mesi per annullare il provvedimento amministrativo illegittimo

“ L’art. 21 nonies,l.7 agosto 1990,n.241, si interpreta nel senso che il superamento del rigido termine di diciotto mesi – entro il quale il provvedimento amministrativo illegittimo può essere annullato d’ufficio, sussistendone le ragioni di interesse pubblico è consentito: a) sia nel caso in cui la falsa attestazione, inerente i presupposti per il rilascio del provvedimento ampliativo, abbia costituito il frutto di una condotta di falsificazione penalmente rilevante (indipendentemente dal fatto che siano state all’uopo rese dichiarazioni sostitutive, nel qual caso sarà necessario l’accertamento definitivo in sede penale; b)sia nel caso in cui l’acclarata erroneità dei predetti presupposti risulti comunque non imputabile (neanche a titolo di colpa concorrente)all’Amministrazione, ed imputabile, per contro, esclusivamente al dolo (equiparabile di solito alla colpa grave e corrispondente, nella fattispecie, alla mala fede oggettiva )della parte. Nel qual caso – non essendo parimenti ragionevole pretendere dalla incolpevole Amministrazione il rispetto di una stringente tempistica nella gestione della iniziativa rimotiva – si dovrà esclusivamente far capo al canone di ragionevolezza per apprezzare e gestire la confliggente correlazione tra gli opposti interessi in gioco”

 

TAR Trentino Alto Adige- Sez.I – 1° febbraio 2018 n. 29 Foro Amministrativo n2 2018, p.256

Annullamento- autotutela- termine di 18 mesi previsto dalla l.n.124 del 2015- Inapplicabilità in via retroattiva nel senso di computare anche il tempo decorso anteriormente all’entrata in vigore della predetta legge- Ragioni.

Il termine di diciotto mesi previsto dalla l. n.124 del 2015 non può applicarsi in via retroattiva, nel senso di computare anche il tempo decorso anteriormente all’entrata in vigore della predetta legge, atteso che tale esegesi, oltre a porsi in contrasto con il generale principio di irretroattività della legge ( art.11 delle preleggi) finirebbe per limitare in maniera eccessiva ed irragionevole l’esercizio del potere di autotutela amministrativa.

L’eventuale applicazione retroattiva finirebbe per sottoporre l’esercizio del potere di annullamento ad un termine inferiore rispetto ai diciotto mesi voluti dalla legge devendosi inevitabilmente detrarre, in quanto già consumato, il periodo di tempo intercorrente tra l’adozione del provvedimento e la data di entrata in vigore della legge.

Tale interpretazione porterebbe, per assurdo, all’irragionevole conseguenza che i provvedimenti adottati 18 mesi prima dell’entrata in vigore della nuova norma, l’annullamento di ufficio sarebbe, per ciò solo, precluso. Di conseguenza, rispetto ai provvedimenti adottati anteriormente all’attuale versione dell’articolo 21 nonies, L. n. 241 del 1990, il termine di 18 mesi non può che cominciare a decorrere dalla data di entrata in vigore della nuova disposizione e salva, comunque, l’operatività del termine ragionevole già previsto dall’originaria versione dell’art. 21 nonies, L n. 241 del 1990.

In senso conforme Consiglio di Stato, 19 gennaio 2017, n.250.

 

Consiglio di Stato – adunanza Plenaria 17 ottobre 2017, n. 8 - Pres. Pajno in  www.giustizia-amministrativa.it  

Edilizia – concessione edilizia in sanatoria – annullamento d’ufficio – disposto a distanza di anni dal rilascio della sanatoria – motivazione in ordine all’interesse pubblico comparato con quello del privato – necessità – limiti.

L’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato ha enunciato il seguente principio di diritto: Nella vigenza dell’art. 21 – nonies della l. 241 del 1990 l’annullamento d’ufficio di un titolo edilizio in sanatoria, intervenuto ad una distanza temporale considerevole dal provvedimento annullato, deve essere motivato in relazione alla sussistenza di un interesse pubblico concreto ed attuale all’adozione dell’atto di ritiro anche tenuto conto degli interessi dei privati destinatari del provvedimento sfavorevole.

In tale ipotesi, tuttavia, deve ritenersi:
i) che il mero decorso del tempo, di per sé solo, non consumi il potere di adozione dell’annullamento d’ufficio e che, in ogni caso, il termine ragionevole per la sua adozione decorra soltanto dal momento della scoperta da parte dell’amministrazione, dei fatti e delle circostanze posti a fondamento dell’atto di ritiro”.

ii) che l’onere motivazionale gravante sull’amministrazione risulterà attenuato in regione della rilevanza e autoevidenza degli interessi pubblici tutelati (al punto che, nelle ipotesi di maggior rilievo, esso potrà essere soddisfatto attraverso il richiamo alle pertinenti circostanze in fatto e il rinvio alle disposizioni di tutela che risultano in concreto violate, che normalmente possano integrare, ove necessario, le ragioni di interesse pubblico che depongano nel senso dell’esercizio del ius poenitendi),

iii) che la non veritiera prospettazione da parte del privato delle circostanze in fatto e in diritto poste a fondamento dell’atto illegittimo a lui favorevole non consente di configurare in capo a lui una posizione di affidamento legittimo, con la conseguenza per cui l’onere motivazionale gravante sull’amministrazione potrà dirsi soddisfatto attraverso il documentato richiamo alla non veritiera prospettazione di parte”.

 

Tar Sicilia - Catania, sez. II, 21 giugno 2017, n.1497 in il Foro Amministrativo n.6 del 2017

Atto amministrativo – annullamento – autotutela – Legge Madia – E’indice ermeneutico di valutazione della legittimità dell’annullamento in autotutela adottato prima della entrata in vigore della modifica normativa.

“Se è vero che la novità introdotta dalla l. 7 agosto 2015, n.124 (cd.”legge Madia”), che ha quantificato in quella massima di diciotto mesi la durata del termine entro cui possono essere annullati gli atti autorizzatori, non è applicabile ratione temporis al provvedimento controverso siccome adottato

prima dell’entrata in vigore della predetta modifica normativa, è anche vero che quest’ultima non può non valere come prezioso e ineludibile indice ermeneutico ai fini dell’osservanza della regola di condotta in questione.

Con la precisazione esatta del termine massimo di consumazione del potere di autotutela decisoria, il legislatore ha, infatti, inteso accordare una tutela più pregnante all’interesse dei destinatari di atti ampliativi alla stabilità e alla certezza delle situazioni giuridiche da essi prodotte, costruendo un regime che garantisca la loro intangibilità una volta decorso inutilmente il periodo di operatività del potere di annullamento d’ufficio dei relativi titoli “ampliativi”

(che diventano, così, non più rimuovibili dall’amministrazione, anche quando illegittimamente adottati). La nozione indeterminata di termine ragionevole, ai fini dello scrutinio della sua corretta interpretazione (ed applicazione) da parte dell’amministrazione, deve essere, quindi, compiuta con particolare rigore quando il potere di autotutela viene esercitato su atti attributivi di utilità giuridiche ed economiche”.

 

TAR Lazio – Roma - Sez. II bis -7 marzo 2017 n.3215 in Il Foro Amministrativo n.3 del 2017

Atto amministrativo – annullamento – autotutelatermine massimo previsto dall’art. 21 noniesL.n.241 del 1990 – derogabilità – nelle ipotesi di conseguimento dei provvedimenti amministrativi ampliativi sulla base di “false rappresentazioni dei fatti o di dichiarazioni sostitutive di certificazioni e dell’atto di notorietà false e mendaci”.

L’art. 21 nonies, l.n.241 del 1990 ha introdotto un preciso e ben individuato termine definibile “perentorio” per l’esercizio del potere di autotutela, ossia un termine massimo per il legittimo esercizio del potere in questione, pari a 18 mese, a cui non può necessariamente non riconnettersi l’annullamento in sede giurisdizionale per l’ipotesi di mancato rispetto di esso.

Essendo l’esigenza sottesa all’introduzione della prescrizione de qua quella di tutelare l’affidamento ingenerato nei destinatari degli atti ampliativi, l’ammissione dell’esercizio di tale potere esclusivamente entro il termine di 18 mesi in termini netti e assoluti non potrebbe non rivelarsi incostituzionale per contrasto, tra gli altri, con l’art.97 Cost., in ragione della inequivoca necessità di tenere conto anche dei casi connotati da specifiche peculiarità, atte a sminuire o annientare l’esigenza di cui sopra. Proprio dall’indefettibile necessità di non trascurare l’esistenza di tali casi si spiega o meglio è ragionevolmente riconducibile l’introduzione da parte del legislatore del comma 2 bis dell’art. 21 nonies, prescrivente un’eccezione all’esercizio del potere di autotutela entro il termine dei 18 mesi per il caso in cui i provvedimenti siano stati conseguiti sulla base di 2false rappresentazioni dei fatti o di dichiarazioni sostitutive di certificazioni e dell’atto di notorietà false e mendaci.

Nell’ipotesi connotata dal mero riscontro di una falsa rappresentazione dei fatti da parte della ricorrente, l’Amministrazione ben può esercitare il potere di autotutela alla stessa conferito dall’art. 21 nonies, l. n. 241 del 1990, pur in carenza dell’emissione di una “sentenza passata in giudicato”.

 

TAR Molise 29 settembre 2017, n. 327- www.giustizia-amministrativa.it

Revoca – interesse pubblico – art. 21 quinqiues, l. n. 241 del 1990 – individuazione – fattispecie in tema di realizzazione di un progetto di pubblica utilità.

Il Tar ha chiarito che l’art. 21 quinquies ha accolto una nozione ampia di revoca, prevedendo tra presupposti alternativi che ne legittimano l’adozione. a) per sopravvenuti motivi di pubblico interesse; b) per mutamento della situazione di fatto; c) per nuova valutazione dell’interesse pubblico originario.

La revoca di provvedimenti amministrativi è, quindi, possibile non solo in base a sopravvenienze, ma anche per una nuova valutazione dell’interesse pubblico originario. (c.d. jus poenitendi)

 

Consiglio di Stato – Sez.VI – 25 gennaio 2017 n. 341 in Il Foro amministrativo n.1 del 2017

Atto amministrativo – Annullamento – Autotutela .

In materia di annullamento d’ufficio, l’art.21 nonies della legge n.241 del 1990 (introdotto dalla legge n.15 del 2005) ha disciplinato il potere di autotutela in modo da stabilire, per la sua valida esplicazione, un presupposto rigido (l’illegittimità dell’atto da annullare). E altre condizioni flessibili e duttili riferite a concetti indeterminati e, come tali, affidate all’apprezzamento discrezionale dell’amministrazione. Queste ultime devono intendersi, in particolare, stabilite a garanzia delle esigenze di tutela dell’affidamento dei destinatari di atti ampliativi, in ordine alla stabilità dei titoli e alla certezza degli effetti giuridici da essi prodotti e, appunto per mezzo dell’affidamento, a garanzia della valutazione discrezionale dell’amministrazione nella ricerca del giusto equilibrio tra esigenze di ripristino della legalità(rimozione dell’atto illegittimo) e quelle di conservazione dell’assetto regolativo recato dal provvedimento viziato.

Le predette esigenze hanno, peraltro, ricevuto recentemente un ulteriore rafforzamento per mezzo dell’introduzione con la legge n. 124 del 2015, della fissazione del termine massimo di diciotto mesi (con una opportuna precisazione quantitativa della nozione elastica della formula lessicale “termine ragionevole”) per l’annullamento d’ufficio di atti autorizzatori o attributivi di vantaggi economici e, quindi, mediante una riconfigurazione del potere di autotutela secondo canoni di legalità più stringenti e maggiormente garantisti per le posizioni private originate da atti ampliativi.

TAR Sardegna – Sez. II – 30 marzo 2017 in Il Foro Amministrativo n.3 del 2017

Atto amministrativo – Annullamento – Autotutela – nei procedimenti ad istanza di parte – operatività

L’esercizio dei poteri di autotutela della Pubblica amministrazione, incidente sui provvedimenti conclusivi di procedimenti iniziati su istanza del privato, comporta l’obbligo per l’amministrazione di ripronunciarsi espressamente sulla domanda proposta dallo stesso privato, in quanto il provvedimento conclusivo del procedimento, sia in caso di annullamento giurisdizionale, sia in caso di annullamento in autotutela, cessa di esistere, tamquam non esset, privando l’istanza originaria del privato di un provvedimento espresso ai sensi dell’art. 2 l.241/1990.

 

TAR SARDEGNA – Sez. II – 12 aprile 2017 in Il Foro amministrativo n.4 – 2017

Atto amministrativo – Annullamento – Autotutela – Art. 21 nonies, L.n.241 del 1990 – Adozione entro il termine di 18 mesi introdotto dalla L.n.124 del 2015 – nei rapporti di durata esclusione – ragioni.

Il termine di 18 mesi per l’adozione dei provvedimenti di annullamento in autotutela ex art. 21 – nonies l.241/1990 vale con riferimento ai provvedimenti amministrativi volti a definire in via immediata l’assetto  di interessi tra privati e pubblica amministrazione, non già per i provvedimenti volti a regolamentare rapporti di durata, in relazione ai quali l’accertamento dell’originaria illegittimità può sempre determinare un intervento in autotutela da parte dell’amministrazione al fine di scongiurare il perpetuarsi di situazione di pregiudizio per l’ente pubblico.

TAR CAMPANIA – Napoli - Sez. II – 11 aprile 2017 in Il Foro amministrativo n.4 del 2017, pagg. 967 ss.

Atto amministrativo – Annullamento –  di un atto endoprocedimentale - Autotutela – rispetto dei limiti imposti dalla legge al potere della P.A. – Necessità – Esclusione – Ragioni

In caso di ritiro di un atto del procedimento non ancora conclusosi con l’adozione del provvedimento finale, l’Amministrazione non è tenuta al rispetto dei principi regolatori del potere di annullamento in autotutela, poiché si tratta di un atto endoprocedimentale inidoneo a generare nei privati destinatari posizioni consolidate di vantaggio e di ragionevole affidamento.

Tar Puglia – Lecce - Sez.III – 17 agosto 2017 n.1413 in Il Foro amministrativo n.7/8 del 2017,1747 ss.

Giustizia amministrativaImpugnabilità dell’atto – Atti endoprocedimentali – non sono impugnabili -Limiti

Nel processo amministrativo non sono di regola immediatamente lesivi gli atti endoprocedimentali, che non esprimono la determinazione finale della pubblica amministrazione e che possono essere contestati soltanto unitamente al provvedimento finale conseguentemente adottato, in quanto la lesione della sfera giuridica del soggetto destinatario dello stesso è normalmente imputabile all’atto che conclude il procedimento; tale regola generale incontra un’eccezione nel caso di atti di natura vincolata (pareri o proposte9 quando sono idonei come tali ad imprimere un indirizzo ineluttabile alla determinazione conclusivo o in presenza di atti interlocutori, idonei a cagionare un arresto procedimentale capace di frustare l’aspirazione  dell’istante ad un celere soddisfacimento dell’interesse pretensivo prospettato, oppure allorché gli atti soprassessori – rinviando ad un avvenimento futuro ed incerto nell’an e nel quando il soddisfacimento dell’interesse pretensivo fatto valere dal privato – determinano un arresto del procedimento che lo stesso privato ha attivato a sua istanza.

TAR Lazio- Roma - Sez. I – 4 gennaio 2017, n.84 in Il Foro amministrativo n. 1/2017 pagg. 172 ss.

Concorrenza (disciplina della concorrenza) – Antitrust (illecito) – sanzioni

Atto amministrativo – Annullamento – Autotutela – Intervento in autotutela amministrativa

L’intervento in autotutela amministrativa costituisce espressione di un potere di merito, discrezionale e non coercibile da parte del giudice amministrativo e rispetto al suo esercizio non è configurabile un obbligo di provvedere, essendo l’Amministrazione titolare di un potere di merito che si esercita previa valutazione delle ragioni di pubblico interesse, insindacabile da parte del giudice.

 

TAR Puglia Bari – Sez. I – 31 gennaio 2017 n.183 www.giustizia-amministrativa.it

Atto amministrativo – Annullamento Interesse pubblico.

La categoria dell’”interesse pubblico”, quale connotazione di un’opera, di un’attività o di una funzione, ha carattere aperto e/o indeterminato, non essendo vincolata ad alcuna espressa qualificazione legislativa né alla pertinenza soggettiva dell’iniziativa :essa si presta quindi ad abbracciare qualunque intervento che, a prescindere dalla sua appartenenza tipologica, risulti rispondere, nel concreto contesto sociale ed economico in cui deve essere realizzato, ad una finalità rilevante ed utile per la collettività (e non solo per il soggetto che se ne faccia promotore). Anche un intervento funzionale al raggiungimento di scopi di carattere lucrativo può astrattamente soddisfare esigenze di carattere pubblico e/o di pubblica utilità.

 

TAR Calabria –Catanzaro - Sez. I – 11 gennaio 2017 – n.27 www.giustizia-amministrativa.it 

atto amministrativo –annullamento – autotutela- motivazione

I provvedimenti di annullamento in autotutela, se incidenti su posizioni consolidate a causa del passaggio del tempo, devono essere congruamente motivati in ordine all’esistenza di un interesse pubblico attuale alla rimozione della situazione antigiuridica.

 

 TAR Marche – Sez. I - 15 aprile 2016 – n.246 www.giustizia-amministrativa.it

 Autotutela - - limite temporale di 18 mesi ex art. 21-nonies L.24171990, come modificato dall’art.6 della L.n.124/2015 - Principio del legittimo affidamento - motivazione

L'inosservanza della norma di cui all'art. 21-nonies L. n. 241/1990 rileva anche sotto il profilo della violazione del generale principio del legittimo affidamento, che sottende proprio la ratio della suddetta riforma legislativa introdotta dall'art. 6, comma 1, della L. n. 124/2015, con cui si è voluto porre un limite definito all'esercizio del potere di autotutela da parte dell'amministrazione a vantaggio di quelle situazioni nelle quali una condizione giuridica favorevole al soggetto viene a creare un determinato grado di stabilità nella sfera giuridica del destinatario. L'affidamento legittimo costituisce un limite alla retroattività della legge e un ulteriore corollario e conseguenza del principio del buon andamento della pubblica amministrazione. Di tale principio la giurisprudenza fa sistematica applicazione, anche sulla spinta del diritto comunitario, di cui è parte integrante. …

Ai sensi dell’art. 21-nonies il provvedimento di autotutela deve essere adeguatamente motivato con riferimento alla sussistenza di un interesse pubblico concreto ed attuale all’annullamento (interesse che non può consistere nella mera esigenza di ripristinare la legalità violata) nonché alla valutazione comparativa dell’interesse dei destinatari al mantenimento delle posizioni e dell’affidamento insorto in capo a questi ultimi”

 

TAR Puglia – sez. III – 17 marzo 2016, n.351 www.giustizia-amministrativa.it

Autotutela – annullamento – permesso di costruire- termine di 18 mesi ex art. 21 nonies, novellato dalla l.n.124/2015

La comunicazione di avvio del procedimento di autotutela “non può valere a ritenere rispettato il termine indicato dalla disposizione novellata, in quanto il tenore letterale della stessa rinvia chiaramente, a tal fine, all’adozione effettiva del provvedimento di autotutela (“Il provvedimento amministrativo illegittimo ai sensi dell’articolo 21-octies, esclusi i casi di cui al medesimo articolo 21- octies  comma 2, può essere annullato d’ufficio….)

Nel medesimo senso depone l’interpretazione logico-sistematica, in quanto, ritenere sufficiente l’adozione della comunicazione di avvio del procedimento, per il rispetto del termine normativamente imposto, conduce a ritenerlo, di fatto, non perentorio ai fini dell’adozione dell’atto definitivo di autotutela. una siffatta conclusione esegetica si sostanzierebbe in una interpretazione sostanzialmente abrogativa della novella”.


GIURISPRUDENZA SILENZIO ASSENSO

 

Consiglio di Stato - Commissione Speciale - 13 luglio 2016 parere n.1640 sul silenzio-assenso tra amministrazioni pubbliche art.17 bis, l.7 agosto 1990, n.241, introdotto dall’art. 3, l.7 agosto 2015, n.124

art. 17-bis L. 24171990 – ambito di applicazione – rapporti con la conferenza di servizi – modalità di formazione del silenzio assenso – esercizio del potere di autotutela dopo la formazione del silenzio assenso

Il “nuovo paradigma” nei rapporti tra amministrazioni pubbliche: il silenzio-assenso “endoprocedimentale”. Il parere della Commissione speciale rileva come l’art. 17-bis, introducendo il nuovo istituto del silenzio-assenso “endoprocedimentale”, ponga una seconda regola generale – dopo quella prevista dall’art. 21-nonies nei rapporti tra cittadino e PA – che stavolta riguarda i rapporti interni tra amministrazioni, quale che sia l’amministrazione coinvolta e quale che sia la natura del procedimento pluristrutturato.  Infatti la nuova disposizione prevede che il silenzio dell’Amministrazione interpellata, che non esterni alcuna volontà, è equiparato ope legis ad un atto di assenso e non preclude all’Amministrazione procedente l’adozione del provvedimento conclusivo.

 

Ordine cronologico

 

TAR Calabria- Catanzaro – sez. II - n.01585 72017

art. 17-bis L. 241/1990 – ambito di applicazione

Il silenzio assenso di cui all’art. 17 bis introduce un nuovo paradigma nei rapporti tra amministrazioni pubbliche, operando in una duplice prospettiva di semplificazione. Da un lato la norma incide sui tempi del procedimento amministrativo, dall’altro equipara l’inerzia ad un atto di assenso che consente all’amministrazione procedente di assumere la decisione finale.

In tutte le ipotesi di decisione pluristrutturata, il silenzio dell’amministrazione interpellata non avrà più l’effetto di precludere l’adozione del provvedimento finale ma essendo equiparato ope legis ad un atto di assenso, consentirà all’amministrazione procedente di adottare comunque il provvedimento conclusivo. E’ però necessario, ai fini dell’applicazione del “nuovo paradigma”, una prospettazione dell’amministrazione procedente come elaborata nello schema di provvedimento alla quale l’amministrazione richiesta può aderire o opporsi, senza margini di ulteriore apprezzamento.

L’art, 17 bis fa riferimento ad atti da acquisire nella fase decisoria dopo che l’istruttoria si è chiusa. Il comma 1 prevede, infatti, che all’amministrazione procedente che deve esprimere l’assenso venga inviato uno schema di provvedimento, corredato della relativa documentazione. Il riferimento allo schema di provvedimento implica che si sia già chiusa la fase istruttoria, dovendosi ritenere che siano proprio le risultanze dell’istruttoria a consentire all’amministrazione procedente l’elaborazione dello schema di decisione sul quale l’amministrazione interpellata esprimerà il proprio assenso. Ciò spiega l’estensione del meccanismo di cui all’art. 17-bis agli interessi sensibili, restando gli stessi pienamente tutelati nella fase istruttoria che precede quella codecisoria a cui si riferisce l’articolo in questione”

 

Consiglio di Stato – Sez. IV, 5 settembre 2016, n.3805

Presupposti di formazione del silenzio assenso –permesso di costruire- potere di annullamento sul provvedimento implicito di assenso.

L’applicabilità dell’istituto del silenzio assenso al settore edilizio con riferimento al permesso di costruire (art. 20,comma 8, DPR 6 giugno 2001 n. 380) “..non appare in contrasto con i principi generali secondo i quali esso sarebbe applicabile solo nel caso di attività vincolata (in tal senso Corte costituzionale, 5 maggio 1994,n.169; 27 luglio1995, n. 408) dovendosi appunto ritenere “provvedimento vincolato” il permesso di costruire, in quanto consegue alla mera verifica di conformità urbanistico-edilizia del progetto presentato con le disposizioni primarie e secondarie e con quanto previsto dagli atti di pianificazione.

Per un verso, dunque, l’istituto del silenzio assenso, pur con i limiti esposti, è applicabile al settore dell’edilizia, essendo ipotizzabile la formazione di un permesso di costruire formato “per silentium”, per altro verso la Pubblica Amministrazione ben può, una volta formatosi in tal modo detto provvedimento, intervenire in via di autotutela, laddove non sussistano le condizioni per il rilascio/conseguimento di tale provvedimento.

Se infatti il decorso del tempo senza che l’amministrazione abbia provveduto rende possibile l’esistenza di un provvedimento implicito di accoglimento dell’istanza presentata dal privato, nondimeno perché tale provvedimento sia legittimo occorre che sussistano tutte le condizioni, normativamente previste per la sua emanazione, non potendosi ipotizzare che per silenzio possa ottenersi ciò che non sarebbe altrimenti possibile mediante l’esercizio espresso del potere da parte dell’amministrazione.

..E’ proprio per questa ragione che si rende possibile l’applicazione del silenzio assenso solo ai casi di attività vincolata della P.A. poichè in questi casi l’effettivo possesso dei requisiti previsti dalla legge rende possibile l’avvio dell’attività sottoposta ad autorizzazione e rende altresì possibile ogni successivo accertamento ed esercizi di poteri di autotutela o inibitori.

Al contrario nel caso di poteri discrezionali, la valutazione e la conseguente scelta della misura concreta da adottare per il perseguimento dell’interesse pubblico (per la tutela del quale il potere è stato conferito), non verrebbero ad essere effettuate da alcuno determinandosi sia che in luogo dell’Autorità decida, in pratica, il tempo (e il caso) sia soprattutto, una sostanziale decadenza dall’esercizio di potestà pubbliche”.

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento: venerdì 7 dicembre 2018